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Visualizzazione dei post con l'etichetta poesia

Capacità di sintesi

Ecco il proposito per il nuovo anno: devo essere più sintetico , sbrodolare meno, smetterla di nuotare in un mare di parole. La gente si stufa , soprattutto su internet, dove la lettura è veloce, i contatti frenetici, l’attenzione ridotta ai minimi termini. È per questo che ho deciso di mettere le frasi principali dei post in grassetto: chi vuole leggerà solo quelle. E allora questo chilometrico post sull’apertura di una libreria della Coop a Torino può essere riassunto in “c’era un casino di gente, non avevano il mio libro, sono andato dalla concorrenza a guardare di straforo delle foto artistiche”. E quello su Brunetta ? “Volevo partecipare ma sono arrivato in ritardo”. I gusti letterari che dividono i coniugi ? “Se non ti piace quello che leggo hai solo da non rompere!”. Il mio annuncio letterario su Ebay? “Non gliene frega niente a nessuno . Vuoi rimettere in vendita il tuo oggetto? ”. Eppure è più forte di me: non ci riesco. E pensare che la capacità di sintesi non è indispensab...

décadence - Luigi Sperduti (2)

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Esce per Tespi la seconda edizione di Décadence – Immagini introverse di Luigi Sperduti. Rispetto all’edizione precedente , Sperduti ha lavorato molto sul linguaggio e rielaborato le tematiche che lo contraddistinguono alla luce di nuove esperienze e di una rinnovata espressività. Per certi versi si potrebbe dire che ci troviamo di fronte allo stesso testo di un anno fa e contemporaneamente a una raccolta del tutto inedita. Così come il testo, anche la mia prefazione si adegua a queste novità e si concentra sulle mutate caratteristiche del testo, che sembra crescere insieme al suo autore. (…)Sperduti pone la figura del poeta al centro di un panorama sub-urbano che costituisce al contempo il contesto, tanto naturale quanto inevitabile, del suo viaggio solitario alla ricerca di se stesso e di un antagonista con cui confrontarsi e scontrarsi. Il suo più grande nemico è proprio il suo Io, che lo spinge in imprese folli e deleterie. Questa modifica di prospettiva influenza in primo luogo il...

Poesia dorsale

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Aderisco anch’io a un’iniziativa davvero interessante (come al solito mutuata da La Gatta , che sta diventando sempre di più la mia musa del blog): la poesia dorsale. Il gioco, a metà tra l’intento ludico e quello culturale, è di costruire una poesia utilizzando i titoli dei libri che abbiamo in casa. Ogni libro diventa così una strofa, o una parte di essa e, impilato con gli altri, contribuisce a comporre, in senso sia fisico che letterario, una poesia (oddio, poesia: nel mio caso è una parola grossa). Invito chi vuol saperne di più a visitare il sito dei promotori dell’iniziativa e a provarci. È divertente, anche se può diventare un po’ complicato per chi, come me, ha metà della sua biblioteca composta da libri fantasy: è difficile inventare qualcosa con “Gli elfi di Cintra”, “Insurrection”, “I draghi del crepuscolo d’autunno”, “L’esilio di Drizzt” e così via. Odio. Follia. Stagioni/Nel labirinto. Il presagio. L’inganno. Il tradimento. L’illuminazione: Innocente? La linea d’ombra. L...

Scrittori

Venerdì ho partecipato a un incontro con gli allievi di un istituto superiore. Sul programma distribuito nelle classi c’era scritto “Come si scrive un romanzo: presentazione di Odio” e, sulla stessa riga, “Andrea Borla – scrittore”. La parola scrittore mi ha lasciato perplesso. Sono abituato a definirmi G.A.S.F., scrittore mi sembra troppo serio. E allora mi sono chiesto cosa diavolo sia uno scrittore. Il problema (sempre che sia un problema) interessa molto di più i poeti, sempre pronti a domandarsi “cos’è un poeta?”. L’ha fatto Dante nel Purgatorio, Franco Loi , Sanguineti, Baudelaire, Mallarmé e via via tutti gli altri. Tra tutte, la miglior definizione sembra quella di Loi, che suona pressappoco come “una persona che parla di cose che non sa, usando parole di cui non conosce il significato.” Porsi questa domanda, esattamente come interrogarsi sull’identità dello scrittore, può apparire un po’ ridicolo. Immaginiamo di trovare un vigile urbano fermo in mezzo a una strada, circondato...

Franco Loi

Sfidando l’apatia del sabato mattina, una settimana fa mi sono mescolato al pubblico di un concorso di poesia. Accanto alle opere dei partecipanti, il comitato organizzatore ha deciso di premiare, anno dopo anno, un poeta di fama nazionale. Sabato è stata la volta di Franco Loi, molto conosciuto per le sue opere in dialetto milanese. Nel suo discorso Loi ha trattato temi importanti, soffermandosi soprattutto sul significato della poesia come azione non tanto del racconto quanto del lasciarsi raccontare, sull’estraneità di questo mezzo di espressione rispetto al semplice parlare di cose che sappiamo ricorrendo a immagini e forme conosciute, sulla differenza tra la ragione, che tratta della quantità delle cose, e la poesia che si sofferma invece sulla loro qualità. Ho sempre sostenuto che la vera forza della poesia stia nella trasformazione delle parole in suoni che si staccano dal loro significato, non svuotandosi ma acquisendone uno nuovo e più incisivo. Sentire Loi recitare versi in m...

Poeti e corride

Durante uno dei momenti di tristezza che ogni tanto mi colpiscono (a tradimento, per di più) accosto la macchina a lato della strada ed entro in una gelateria. Mentre attendo che la commessa mi prepari una coppetta cioccolato e nocciola, il miglior antidepressivo non alcolico che conosco, mi capita davanti agli occhi il manifesto di una serata di festa. Come consuetudine nei comuni della provincia più oscura e disperata, si tratta di una riedizione in versione locale de La corrida – dilettanti allo sbaraglio , il famoso programma di intrattenimento condotto prima da Corrado e poi, in tempi più recenti, da Jerry Scotti. Il manifesto recita pressappoco: Si cercano barzellettieri, cantanti, imitatori, comici, poeti, ballerini… …e un caloroso pubblico che, con campanacci, trombette, campane, sirene, fischietti e battiti di mano, disapproverà o approverà l’esibizione di tutti i concorrenti. Al di là del dettaglio che, a leggere il testo, sembra quasi che il pubblico sia maggiormente invogli...

Décadence – Luigi Sperduti

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Molti scrittori esordienti o meno sono più che convinti che una buona prefazione sia determinante per aumentare le possibilità di successo del proprio libro. “Il pubblico lo comprerà se non altro per il nome (altisonante) dello scrittore che si è premurato di parlare bene del romanzo.” Il trucco è ben conosciuto, e lo possiamo mettere accanto ad altri ancora più efficaci come quello della fascetta. Per fortuna ci sono centinaia di esempi di autori davvero bravi il cui libro risulterebbe vincente anche senza la prefazione di questo o di quel Big. È più che evidente che in questi casi il preambolo diventa quasi la ciliegina sulla torta, il completamento che rende l’opera ancora più gustosa, soprattutto quando il Big in questione dimostra di aver letto il libro prima di aver cominciato a scriverla. (Ok, poi c’è il caso di una prefazione scritta da un idolo del pubblico che riesce a essere dannosa per il lettore , ma voglio considerarlo alla stregua di un dettaglio del tutto trascurabile)...

Fenomeni da baraccone: poeti al Grande Fratello

Non c’è nulla da nascondere: lo guardo tutti gli anni, sin dalla prima edizione. Siete scandalizzati? Peggio per voi. L’appuntamento fisso del giovedì sera con il Grande Fratello è per me irrinunciabile. Non che ci sia molto di cui appassionarsi, lo ammetto. Paragonatelo al divertimento un po’ perverso di chi visita un bestiario. Qualche mese dopo (ma anche settimana) la maggior parte dei volti viene dimenticata e spesso anche i nomi fanno la stessa fine. Però, nel frattempo, si torva sempre qualcosa di interessante su cui concentrare l’attenzione. Questa volta è il turno de Il Poeta . La metà dei concorrenti del GF appartengono a quella categoria che a Torino viene definita degli zarri , o degli zamarri , entità che il Word trasforma in ramarri tanto per promuoverli a nuova vita. La loro presenza è un dato di fatto che spero non abbia nulla a che vedere con la statistica: se la casa rappresentasse veramente uno spaccato fedele dell’Italia significherebbe che anche la metà degli itali...

Edoardo Sanguineti ospite di Fabio Fazio

Ieri sera Professor Saguineti è stato ospite della trasmissione di Fabio Fazio. Da fruitore globale della televisione quale io ammetto di essere (dal trash del Grande Fratello ai serissimi Otto e Mezzo o Ballarò) ho apprezzato moltissimo un quarto d’ora di cultura allo stato puro sul piccolo schermo, cosa più unica che rara. Tra un commento profondo lasciato cadere con noncuranza (del tipo “un intellettuale ha il compito di contribuire alla decifrazione del mondo” o “il Novecento terminerà quando finirà il capitalismo” o ancora “la borghesia domina il mondo ma non è in grado di gestirlo.”) Sanguineti ha speso due parole sulla poesia che mi sembra costituiscano un ottimo spunto di riflessione. Ok, di poesia capisco proprio pochino, ma quello che ha detto mi ha molto stupito. Tutti credono di avere un animo poetico Penso che a tutti sia capitato di appuntare versi su fogli volanti spinti dallo sbocciare irruento di un sentimento inarrestabile. Mi sembra che questo sia insito nella natur...