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Piero Craveri

Egr. Prof. Craveri, mi sono chiesto diverse volte se fosse o meno il caso di scriverLe questa lettera. Mi sono deciso a farlo solo quando mia madre ha ritrovato le fotografie che Le trasmetto in allegato, che La ritraggono ancora bambino insieme a mia nonna Renata, che Le faceva da balia. Quando arrivò dal Veneto, mia nonna trovò lavoro presso la famiglia Croce. Visto che tra le persone di servizio c’era già un’altra Renata, venne ribattezzata Ida. Scoprire che mia nonna aveva un altro nome suonava strano alle mie orecchie di bambino. Ricordo alcuni episodi, tra i tanti che mi ha raccontato, forse perché mi avevano colpito particolarmente. Mia nonna passeggiava spesso insieme a Lei, anche quando l’inverno si faceva vicino e la temperatura scendeva. Per scaldarsi e fare una sosta, entravate in chiesa. L’immagine di un bambino che cammina al freddo con i pantaloni corti mi ha sempre lasciato perplesso, forse perché nella mia mente contrastava con la sua appartenenza a una famiglia benest...

Poesia dorsale

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Aderisco anch’io a un’iniziativa davvero interessante (come al solito mutuata da La Gatta , che sta diventando sempre di più la mia musa del blog): la poesia dorsale. Il gioco, a metà tra l’intento ludico e quello culturale, è di costruire una poesia utilizzando i titoli dei libri che abbiamo in casa. Ogni libro diventa così una strofa, o una parte di essa e, impilato con gli altri, contribuisce a comporre, in senso sia fisico che letterario, una poesia (oddio, poesia: nel mio caso è una parola grossa). Invito chi vuol saperne di più a visitare il sito dei promotori dell’iniziativa e a provarci. È divertente, anche se può diventare un po’ complicato per chi, come me, ha metà della sua biblioteca composta da libri fantasy: è difficile inventare qualcosa con “Gli elfi di Cintra”, “Insurrection”, “I draghi del crepuscolo d’autunno”, “L’esilio di Drizzt” e così via. Odio. Follia. Stagioni/Nel labirinto. Il presagio. L’inganno. Il tradimento. L’illuminazione: Innocente? La linea d’ombra. L...

Antonio Caprarica

Egr. Direttore, Ho appena terminato di leggere il suo “Com’è dolce Parigi… o no?” e mi sono goduto con vero piacere le mille assurde sfaccettature del popolo francese che un attento osservatore come lei ha notato, e che in parte hanno confermato quanto da me registrato in anni di vacanze e pernottamenti in Francia. I racconti che recito agli amici a ogni ritorno d’oltralpe sono conditi di paragoni, che a molti sembrano esageratamente coloriti, tra il mondo anglosassone, teutonico o scandinavo e quello francese. Come posso sostenere che la Francia sia l’esatto contrario di ciò che per secoli ha preteso di essere? Cinica, fannullona, ampollosa, costantemente impegnata a ostentare una grandeur superba e arrogante? Come possono, i francesi, essere convinti di stare saldamente in cima a ogni classifica (tranne di quelle stilate dagli inglesi, ovviamente) se sono contemporaneamente impegnati a mostrare a tutti, tranne a loro stessi, l’esatto contrario? Mi ha fatto piacere trovarne conferma t...

Frasi gennaio 2008

Cosa c’è di meglio per cominciare l’anno, se non qualche frase rubata qua e là sui tavoli dei cenoni? Non? Bambino di 10 anni: “Sai, io so una cosa.” Bambino di 9 anni: “Cosa? Dai, dimmela!” Bambino di 10 anni: “So come si fa a non far nascere i bambini!” Non ? Son sconvolto… questo vuol dire che a dieci anni è ovvio sapere come nascono. Questo dà spazio a una serie di preoccupanti valutazioni. Punizioni estreme “Se non stai attento, ti licenziano in due tronchi.” Fisicamente? Anatomia aliena “Questa influenza mi ha danneggiato le papille olfattive.” A pensarci bene, deve essere stata davvero un’influenza devastante. Parlo forbito perché sono forbito “ Remore di quell’esperienza, la seconda volta non mi sono fatto incastrare.” Parlar come mangi… no, eh? Violenza a “La prova del cuoco” “Alla fine ho spolverizzato il panettone con lo zucchero.” Meno male che non aveva un cannone laser, se no spolverizzava anche le persone tra il pubblico. Autovalutazione “Il mio punto di forza, ma anc...

Discorsi per Natale

Sta arrivando Natale, e con lui anche i pranzi, i cenoni, i panettoni ingurgitati durante, dopo e invece degli immancabili scambi dei regali. Bisogna prepararsi per tempo. No, non mi riferisco al digiuno che precede l’abbuffata, ma al campionario di argomenti di conversazione di cui ognuno di noi deve munirsi in vista degli incontri con i parenti. Tacere? È un diritto anche questo, non vi pare? E invece no, qualcosa bisogna dire, anche quando ci accorgiamo di non avere argomenti o esperienze in comune. Non si può lasciare campo libero a un imbarazzante silenzio: la buona educazione impone di dare fiato alle trombe. Parlando di cosa, però? Vi lascio a un articolo pubblicato da un mensile della mia zona , in cui faccio un elenco dei migliori argomenti di conversazione che potremo tirare fuori sotto l'albero. Nel frattempo, auguri a tutti, ma soprattutto a quelli sotto il segno della Bilancia e del Cancro (che il prossimo anno avranno Giove in opposizione) e soprattutto ai tapini del ...

Scrittori

Venerdì ho partecipato a un incontro con gli allievi di un istituto superiore. Sul programma distribuito nelle classi c’era scritto “Come si scrive un romanzo: presentazione di Odio” e, sulla stessa riga, “Andrea Borla – scrittore”. La parola scrittore mi ha lasciato perplesso. Sono abituato a definirmi G.A.S.F., scrittore mi sembra troppo serio. E allora mi sono chiesto cosa diavolo sia uno scrittore. Il problema (sempre che sia un problema) interessa molto di più i poeti, sempre pronti a domandarsi “cos’è un poeta?”. L’ha fatto Dante nel Purgatorio, Franco Loi , Sanguineti, Baudelaire, Mallarmé e via via tutti gli altri. Tra tutte, la miglior definizione sembra quella di Loi, che suona pressappoco come “una persona che parla di cose che non sa, usando parole di cui non conosce il significato.” Porsi questa domanda, esattamente come interrogarsi sull’identità dello scrittore, può apparire un po’ ridicolo. Immaginiamo di trovare un vigile urbano fermo in mezzo a una strada, circondato...

Corrado Augias

Egr. Dott. Augias noto da tempo che i mezzi di informazione hanno preso l’abitudine di eliminare i cognomi dei personaggi che popolano sia le pagine della carta stampata che i notiziari trasmessi dalla televisione o dalla radio. Nel caso dei politici (Silvio, Romano, Walter, Piero e così via) questa tendenza è strettamente legata con il costante svuotamento di significato della parola autorità, le cui cause sono in parte collegate alla ventata di antipolitica che continua a imperversare, ma anche al costante bisogno che mostrano i nostri governanti di voler essere (o far credere di essere) vicini alla gente. Questo fenomeno è tuttavia ancora più evidente per le vittime dei fatti di cronaca nera, in particolare per quelli più efferati: Meredith, i fratellini Ciccio e Tore, Chiara e così via fino all’ultras-dj Gabriele. Credo che questo comportamento affondi le sue radici in un bisogno di partecipazione del pubblico che va ben al di là della semplice indignazione o pena. È il bisogno di ...