Racconti e concorsi

È successo. Doveva succedere no? Non tutto può andare per il verso giusto, soprattutto quando si ha Giove e Saturno in opposizione: un quadro astrale davvero terribile.
Penso di aver già detto un sacco di volte che una delle malattie più diffuse tra gli (aspiranti) scrittori (famosi) è la sindrome della polvere sotto il tappeto. Sono (siamo?) apparentemente impegnati a decantare i successi mentre l’attività che occupa la maggior quantità di tempo è quella di far finta che, nel frattempo, non ci siano stati incidenti di percorso.
Ma io sono diverso: non ho difficoltà ad ammettere che anch’io ho fallito. L’ho raccontato nell’ultima presentazione di Cerchi, in cui tra le letture compariva il capitolo intitolato Il regalo. È un micro racconto scritto per un vecchio, vecchissimo concorso bandito dal Comune di Torino e, malauguratamente, non andato a buon fine. Spero che nessuno, alla fine, abbia pensato “Lo credo che non ha vinto nulla…”
Lo stesso vale per concorsi più seri (anche se il concetto di serietà non è così chiaro e netto) e altri in cui l’aspetto ludico prende il sopravvento, come quello dei micro micro micro racconti, così brevi da non durare più di una riga. Sì, mi dispiace non aver vinto (sindrome del migliore) ma non è ancora questo il mio cruccio maggiore.
Un famoso gruppo musicale ha lanciato un concorso tra i suoi fans disseminati in giro per il mondo. Il loro nuovo disco, che sarà ispirato al film Arancia meccanica (Clockwork Orange), conterrà una canzone scritta con chi avrà fornito, a loro giudizio, l’idea migliore attraverso un apposito spazio su Live Space. Questo è il testo che ho inviato:
"Clockwork identity/Clockwork mirror/In a world of technological slaves/I’m a clockwork soldier."
("Identità meccanica./Specchio meccanico./In un mondo di schiavi tecnologici/io sono un soldato meccanico”)
Purtroppo non ho vinto. Triste, non è vero? E un groppo allo stomaco non mi abbandona da quando ho ascoltato il leader della band spiegare la motivazione che li ha spinti a scegliere un’idea tra le altre: di Arancia Meccanica non volevano evidenziare l’aspetto della violenza ma quello della libertà di scelta. Sì, lo so, avete appena pensato: Quale aspetto della libertà di scelta?
Ma così va il mondo: ogni sconfitta porta a una recriminazione, ogni vittoria… be’, non era inevitabile vista la palese superiorità?
Non so quanto impiegherò a riprendermi. Avrei voluto essere io il vincitore, lo ammetto. È più forte di me: la ferita stenta a rimarginarsi. E lo so che anche voi, al mio posto, soffrireste le pene dell’inferno: chi non vorrebbe vedere la propria firma comparire tra gli autori di una canzone dei brasiliani Sepultura?
Ah, i Sepultura!

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