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Visualizzazione dei post da Settembre, 2006

Nuovi argomenti

Fabrizio Tiberio è un poeta torinese. Ci siamo visti poco prima delle vacanze per un pranzo consumato un po’ troppo di fretta. Prima di lasciarci mi ha però imprestato un numero di una rivista di Mondadori, Nuovi Argomenti, “Trimestrale fondato nel 1953 da Alberto Carocci e Alberto Moravia”. La copertina recitava “Italville: nuovi narratori italiani sul paese che cambia.”
Ci sono molti bravi scrittori nella raccolta, una sorta di giro d’Italia con i racconti come tappe. Tralascio i più e mi soffermo sul brano d’apertura, Diario di Enzo Siciliano, che tra le altre cose analizza con lucidità il ruolo riservato ai romanzi e agli scrittori dal mondo di oggi. Ne riporto alcune frasi procedendo a ritroso.
“Non c’è da pensare che (…) vogliano cogliere spoglie moribonde d’umanità al modo di un perdigiorno quale può essere inciso a punta secca in un filastrocca palazzeschiana.”
“È un dolore pigmentato diresti a freddo su una pagina (…)”
“Poche pagine, una lingua lavorata sul limite stretto degli u…

Nomi

Non c’è altra soluzione: devo organizzare un viaggio a Lourdes. Ho la pressione alta, dormo poco o nulla, sono stanco e nervoso, tutto va male e soprattutto sembro un Re Mida al contrario, di quelli che trasformano l’oro in… be’, proprio in quello che avete pensato, insomma. E in mezzo a questo casino cosa mi capita? Che il parente di qualche tempo fa ha finito di leggere la bozza del mio nuovo libro e mi consegna un promemoria dei cambiamenti che dovrei assolutamente apportare.
“Mi piace” mi dice “anche se i nomi dei personaggi maschili non vanno per niente bene.”
Ok, Piero, Franco e Mario sono tre un po’ antichi, ma…
“Perché non li chiami… chessò… Giacomo, Doriano, Rinaldo, Martino…”
Giacomo? Rinaldo?! Martino?!? Ma secondo voi come posso tenere la pressione sotto controllo mentre immagino un dialogo tra Giacomo e Rinaldo? Ecco, la sento già salire. La minima a 95… 100… 110… lode...

Lourdes, devo andare a Lourdes e immergermi in una vasca con maschera e boccaglio, tanto per essere sicur…

A s t a al ribasso

Immagine
È una specie di asta al contrario: vince chi offre di meno. L’ultima offerta è di venerdì scorso. L’aspetto positivo è che rispetto all’altra volta siamo scesi a 2.100 euro.

Fatevi avanti, signori: si accettano ribassi. Se non arrivano ritiro il pezzo dall’asta, la prestigiosa raccolta di racconti ambientata nel fantastico mondo di Rethor&Lithil. Qualche altra casa editrice si fa avanti? Un contatto via mail? O via posta tradizionale? O un inviato che si presenta in sala, come in ogni asta che si rispetti?
Oppure ritiro il pezzo? Lo ritiro per la prima… qualcun altro offre meno?… lo ritiro per la seconda… in sala tutti d'accordo?…

Better run through the jungle (2)

Non ha smesso. Continua a ribombarmi in testa, sbattendo da una parete all’altra della scatola cranica. È meglio correre nella giungla, sempre, soprattutto quando i ricordi di un estate ormai finita continuano a venire a galla.

…better run through the jungle…
Mi passa di fronte un gruppo di giapponesi. Ognuno di loro trascina una valigia munita di rotelle. L’ultima della fila ha anche una borsa di plastica con dentro un tubetto di maionese e una confezione di tortellini. Spero non facciano parte della stessa ricetta.
…better run through the jungle…
Leggo Amrita di Banaba Yashimoto. Sono stufo che la giapponesina non faccia che frignare sulla vera o presunta bruttezza dei suoi romanzi. L’ha già fatto ne L’abito di piume. Se sono brutti, non pubblicarli. Basta, per cortesia.
…better run through the jungle…
“Sai come mi sento quando stiamo assieme?” chiede una ragazza all’uomo che tiene per mano. “Come in quel telefilm, ER, quello dei dottori. Tutti accorrono intorno al paziente perché ha il s…

Goethe e il lucchetto

Sempre dai giornali estivi una notizia che mi ha fatto decisamente pensare. Federico Moccia ha inserito nel suo ultimo libro (“Ho voglia di te”) una scena commovente: lui e lei vanno sul ponte Milvio a Roma e suggellano il loro amore legando un lucchetto a un lampione. Siete stupiti? No? Fino a qui nemmeno io, ma lo sono diventato quando ho visto com’è ridotto adesso il lampione: decine e decine di catene e lucchetti lo addobbano come se fosse il simulacro di Houdini. E dubito riuscirà a liberarsi tanto facilmente. Non appena letto il libro qualcuno ha deciso di imitare i due innamorati della storia ed è andato in ferramenta a comprarsi un lucchetto. Ci ha scritto sopra il nome e quello della sua bella e l’ha chiuso attorno al palo. Qualcun altro ha copiato l’idea e la cosa è diventata di moda. “Vedi?” penso. “Basta poco per attirare l’attenzione sul tuo libro. Il poco viene spesso definito uovo di Colombo, o anche lucchetto di Moccia. Il difficile è farsi venire l’idea giusta.” Mentre me…

Parole estive (2)

Al termine dell’articolo di cui parlavo l’altro giorno avevo fatto questa considerazione:

Mi chiedo se questi vocaboli serviranno mai a qualcosa. (…) Tanto se telefoni vieni intercettato, se mandi dei pizzini rischi che ti arrivi la DIA nel casolare di campagna, se scrivi le email arrivano in copia a Bush. Come fanno due persone normali a comunicare fra loro senza intromissioni? A gesti? Non mi sembra una soluzione accettabile: attenti, bisogna sempre fare i conti con la videosorveglianza.

Quella delle mail voleva essere un’esagerazione che riprende quella che credevo fosse una leggenda metropolitana: la CIA, l’FBI o chi per loro filtra tutte le mail del mondo in modo da scoprire quelle che provengono dai terroristi.
La solita bufala, o almeno così credevo fino a quando non ho letto la notizia di due italiani che si sono scambiati via posta elettronica messaggi in cui discutevano su quale fosse la data migliore per organizzare un attentato a Bush. Il giorno dopo si sono trovati i Servizi…

Parenti serpenti

Oggi è l’11 settembre. In America si commemora uno dei grandi disastri del nostro tempo. In Italia ricomincia la scuola. Che ci sia un fil rouge che corre da un capo all’altro dell’oceano?
Ma non è di questo che voglio parlare oggi.

Un giorno (giorno x) a casa di un parente.
Io: “Ti ho stampato una copia della bozza del mio nuovo romanzo. Non è che lo leggeresti? Così mi dici cosa ne pensi e vedi se ci sono correzioni da fare.”
Parente: Due occhi mi guardano vacui.

Due giorni dopo (x+2)
Io: “Ho preso in biblioteca Pensione Eva di Camilleri. Non è male.”
Parente: “Grazie, lo leggerò.”

Due giorni dopo (x+4)
Parente: “Ho finito il libro.”
Io: “Di già?”
Parente: “Sì, così se devi restituirlo alla biblioteca…”

Coi serpenti si fanno borse e scarpe.

E coi parenti?

Le due scatole

“Sembra una versione in miniatura di un nastro trasportatore” pensò mentre svuotava il cestino della spesa nella cassa prioritaria per disabili e gestanti, come recitava il cartello appeso a mezz’aria.
“Non appartengo a nessuna delle due categorie” realizzò. “Ma nemmeno le altre persone che fanno la fila insieme a me sembrano portatori di handicap o mammine in dolce attesa” aggiunse mentre disponeva i due articoli che aveva acquistato posandoli a poca distanza dal parallelepipedo di plastica che delimitava lo spazio tra lui e il cliente successivo.
“Sarebbe meglio definirla la cliente precedente” precisò guardando la signora che attendeva di fronte a sé, una donna vicina alla settantina con i capelli bianchi che emanavano una fastidiosa aura violacea.
Bastò quell’accenno di interesse a farle girare la testa verso di lui, come se un messaggio telepatico l’avesse raggiunta all’improvviso.
Lui sorrise, lei no.
“Non che sia obbligata a farlo” constatò “anche se, a volte, un po’ di cordialità n…

Better run through the jungle

La colonna sonora di questa estate, nonostante la mia passione mai sopita per l’heavy metal, è stata gentilmente fornita dai Creedence Clearwater Revival, uno dei gruppi che ha fatto la storia della musica (quindi non chiedete “chi sono?”). Tra tutte le canzoni che hanno scritto, una ha continuato a girarmi in testa ogni volta che ho visto, sentito, ricordato o pensato qualcosa di (credo) degno di nota. Per tutto queste cose… è meglio correre nella giungla.

…better run through the jungle…
Voci dal passato pre-euro
“Mammà, oggi pomeriggio andiamo ‘o Casinò di Montecarlo!”
“E state fuori a cena?”
“Sì.”
“Vi faccio ‘o panino?”
“Ecchè, mammà, vado davanti ‘o Casinò e tiro fuori ‘o panino?”
…better run through the jungle…
“Allora vi comprate da mangiare?”
“Eh!”
“E con che soldi?”
“Mammà, abbiamo cambiato i franchi!”
“Ecchè, a Montecarlo ci stanno i soldi francesi?”
…better run through the jungle…
In un negozio vedo la pubblicità del DVD di Bambi2.
In Piemonte a fine agosto i cacciatori hanno cominciato a g…

Parole estive

Prima di andare in vacanza ho scritto un articolo per un giornale locale, un viaggio nelle parole che ho visto nascere e scomparire nei primi sei mesi dell’anno. Non faccio nemmeno in tempo a tornare dalle vacanze che già mi rendo conto che mi toccherebbe fare un altro aggiornamento, in una gara già persa in partenza e giocata su un inseguimento impossibile da portare a termine.
Secondo l’Unesco metà delle lingue del mondo è in via di estinzione. Le cause sono da ricercane nella globalizzazione dei traffici e delle merci e nell’imposizione della cultura dominante da parte di un ristretto numero di paesi. L’italiano, dice il cronista di turno, non soffre di questa malattia. Sicuri? Non sarà a rischio di sparire dalla faccia della terra, certo, ma anche le sue evoluzioni sono decisamente discutibili. Basti pensare che vinciamo il mondiale e già giornali e tivù si dividono tra pro e contro all’Italia tamarra, caciarona e gattusa dei festeggiamenti forse eccessivi dei nostri giocatori. Gat…