02/11/09

Donne di carta

Nel mondo della tecnologia non è importante avere le informazioni, ma sapere dove reperirle. Me lo sono ripetuto per anni, finendo per aumentare la mia incapacità a ricordare date e soprattutto nomi. Però riesco a battere sulla testiera con una velocità degna di una dattilografa di altri tempi.
Il mio opposto è rappresentato dalle Donne di carta, una congrega di signore-donne (e anche qualche signore-uomo) che imparano interi libri a memoria e li recitano al posto di leggerli. Degli eroi, insomma, o meglio degli Omero dei giorni nostri, solo con un quantitativo di RAM molto, molto maggiore dell’originale.
Più ci penso e più mi sento inadeguato: faccio fatica a ricordare anche solo una poesia, figuriamoci pagine e pagine di testo. Eppure le loro capacità mnemoniche, unite a una dedizione e un amore per la letteratura non comuni, mi sembra davvero un mix affascinante.
Anche adesso, che con grande imbarazzo scrivo e cancello e riscrivo e ricancello, provo invidia per loro. Loro saprebbero come finire questo post. Io, purtroppo, non me lo ricordo. Peccato: era un bel finale. Davvero.

30/10/09

Fumetti

Per uno strano fenomeno che non so spiegare, da qualche tempo a questa parte sembra che il mondo (almeno quello che parla della carta o tramite la carta) si sia accorto che i fumetti sono una forma di arte e non un passatempo da bambini.
La prima avvisaglia si è vista sul blog Letteratitudine di Massimo Maugeri, per continuare su Rai News 24, che ha dedicato una trasmissione di oltre un’ora al nuovo eroe bonelliano Greystorm, e fare tris con una pagina intera su La Stampa dedicata proprio a quest’ultimo personaggio.
Potrei dire che era ora, anzi, che sono tutti in ritardo, che è una rivincita per gli sguardi di derisione che certi intellettuali rivolgono da sempre alla mia collezione. Eppure mi interessa sottolineare altri due aspetti che ritengo più rilevanti.
Un’intelligente considerazione di Sergio Rossi su La Stampa ci fa notare che le mini serie a fumetti sono costruire per rispondere alle reazioni del mercato: se c’è riscontro si va avanti, mentre se i risultati non sono quelli attesi si chiude baracca dopo un tot di numeri. L’esatto contrario di quel che accade nei romanzi seriali (come gli ultimi sui vampiri) che proseguono e proseguono e proseguono una storia all’infinito.
La seconda è che il fumetto (italiano) e il telefilm sfruttano gli stessi meccanismi per fidelizzare il lettore/spettatore: un personaggio, avventure ricorrenti e autoconclusive, un filo conduttore che appassiona i più assidui ma che può essere ignorato dal fruitore casuale.
In America le cose sono molto diverse: il filo narrativo si dipana all’infinito con una crescente complessità, un elemento che galvanizza i lettori della prima ora e allontana quelli che vengono dopo. Così gli sceneggiatori sono costretti a inserire periodici starting point, dei veri e propri momenti in cui la storia si azzera e si può ricominciare da zero.
Sin dal primo episodio, i fumetti asiatici sono destinati a finire. Non c’è nessun eroe immortale e nessuna serie da cinquecento mesi di avventure. La vita finisce, e anche gli eroi seguono la stessa sorte.
Qui da noi, invece, passiamo il tempo a discutere se il fumetto ha la stessa dignità letteraria del romanzo, una discussione noiosa e inconcludente come quella della dignità poetica dei testi delle canzoni.
Non si potrebbe liquidare la cosa con un sonoro chissenefrega?

26/10/09

Senza traccia (Telefilm 3)

A volte ce lo dimentichiamo, ma le parole servono a comunicare concetti in modo chiaro e sintetico.
Il Ministro La Russa da Fabio Fazio: “Le escort, in Italia, si chiamano prostitute”.
Chiaro e sintetico.
La sera successiva, in una puntata di Senza traccia con la partecipazione straordinaria del team di CSI. “Questo rossetto appartiene a un’accompagnatrice, a una squillo…”. “Qui da noi le chiamiamo puttane”.
Chiaro e sintetico.
Qualche tempo fa, fuori da un bar di un comunello in provincia di Cuneo: “Ma quali veline: ciamumle bagase!
Chiaro e sintetico.

19/10/09

Dr House (Telefilm 2)

Un editor alla presentazione del nuovo libro dello scrittore che sta seguendo da anni. È affetto da una strada malattia: ogni freno inibitore viene azzerato, e si trova a dire tutto ciò che pensa. Una sorta di Bocca della Verità vivente, che nulla ha a che fare con l’innocenza dei bambini.
Mentre l’autore fa il suo discorso di circostanza, l’editor condisce il monologo con frasi memorabili: il libro non potrà mai essere un best seller perché è solo una raccolta di racconti; nemmeno del 1908 avrebbe avuto successo; solo un analfabeta potrebbe pensare che dei racconti vendano più di un romanzo.
Frasi quasi incontestabili, se non fosse per un piccolo dettaglio: da anni i telefilm si sono trasformati in una sorta di versione moderna del racconto. Anche per questa forma di narrazione vale la regola dell’affezione: lo spettatore (e non più il lettore) assiste a singole avventure che sono tuttavia collegate tra loro da un filo conduttore. E non vediamo l’ora di scoprire come va a finire, spinti tuttavia dal sotteso desiderio che non finisca mai.
Quando ER ha chiuso i battenti dopo quindici anni, ho pianto. Sento che sarà lo stesso per il Dottor House.

15/10/09

Il blocco del blogger (Telefilm 1)

Non deve stupire: prima o poi doveva capitare. Per mille motivi i post cominciano a diluirsi e la pagina (web) tace. Poi, magari, non gliene frega niente a nessuno, ma anche la statistica vuole la sua parte. Eppure, ovunque guardo, vedo gente che scrive. Perché io no? E che gente, tra l’altro.
Liza Simpson batte sui tasti della macchina mentre concepisce una lettera aperta ai cittadini di Springfield per denunciare il degrado culturale della città (sullo sfondo Burt, completamente nudo, cavalca un maiale nel corridoio di casa).
Alla 61esima Fiera del Libro di Francoforte spopolano i lettori digitali, leggerissimi e di ogni forma che, così giurano i produttori, non stancano gli occhi. Un fotogramma dopo ecco apparire i trenta (trenta!) chili di una Bibbia dei Visigoti noncurante del peso e delle dimensioni slim dei libri moderni.
Il mercato dell’editoria fa rilevare una flessione del 2,2% rispetto all’anno precedente, ma tutti sperano nella ripresa che arriva con le renne e la neve. Il Natale ben si sposa con la vendita dell’oggetto libro.
L’antica tv analogica lascia il posto alla modernissima tv digitale senza che (quasi) nessuno si sia preoccupato del problema di vedere un programma e contemporaneamente registrarne un altro. Se ne fa un gran parlare in coda al supermercato. E tra uno switch over e uno switch off, serpeggia una domanda: ma adesso che siamo digitali, cosa diavolo vediamo di più bello o anche solo di diverso rispetto a prima?
Ma io una cosa la guardo: la nuova serie di Californication, la storia colma di sesso e di droga di uno scrittore (Hank Moody alias David Duchovny, l’ex agente Molder degli X-files) che, guarda caso, ha un blocco e non riesce a scrivere. In compenso, nella prima puntata della nuova serie, sua figlia gioca a Guitar Hero sulla Playstation e suona Raining blood degli Slayer.
Mercoledì 9 dicembre 2009. Milano. Concerto degli Slayer. Ho appena comprato i biglietti.
Blocco dello scrittore, libri, tv, Slayer. E così il cerchio si chiude. Per il sesso, la droga e la figlia adolescente, ci stiamo attrezzando.