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Visualizzazione dei post da Dicembre, 2009

Auguri 2009

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Qualche tempo fa, su Facebook, pensavo a chi dice "vado A spiaggia", "guarda A palazzina", "l'asso A spade", "chiama A un giardiniere". Perché usano la "A"... Accazzo?

All’elenco non posso che aggiungere l’autore di questa foto. Ciao (e auguri) a…mmamma!

Quanta invidia

La cosa che mi fa sbellicare dal ridere è quando qualcuno mi chiede quanto guadagno con i miei libri. La risposta (preconfezionata) è sempre la stessa: mi va già bene che non devo pagare per farli pubblicare.
Eppure, una volta all’anno quando va bene, ricevo anch’io una letterina (di carta) con il resoconto delle vendite e con l’ammontare dei compensi. Quest’anno, ne sono sicuro, l’ho aperta domenica 13 dicembre. Me lo ricordo perché ero seduto sul divano con vicino l’edizione domenicale de Il Sole 24ore. Mentre strappavo la busta avevo gli occhi puntati sulle statue in marmo, ricoperte di enormi pois rossi, che occupava un quarto della pagina del giornale.
“Una nuova forma di morbillo che colpisce le opere d’arte” ho pensato.
Così ho abbandonato la lettera e mi sono messo a leggere l’articolo di Eli Gottlieb (chi?), romanziere americano che descrive la routine di una vita (fortunello) scandita dal ritmo della scrittura. Anche lui, proprio come me, legge il giornale e anche lui si imbatt…

Sboccato

Sono sboccato e ben poco moralista. Lo ritengo un pregio, ma questa è un’altra questione. Eppure l’attuale sdoganamanto (che brutta parola!) delle parolacce, termine tanto caro a mamme e bambini e che mi ha sempre fatto sorridere, mi lascia molto perplesso.
Non è questione di quale sia il suo scopo (farci percepire i politici come più vicini a noi comuni mortali), ma il fatto che il processo, una volta avviato, è destinato a crescere esponenzialmente, trasformandosi in una piena inarrestabile. L’incazzamento, il vaffa, il coglione, lo sputtanamento e, giusto qualche giorno fa, lo stronzo. Ma oggi è già tempo delle minchiate stampate a otto colonne sulla prima pagina de Il Giornale e di Libero.
Il problema? L’educazione? No, in famiglia si sente molto peggio. La dignità che il carattere stampato, soprattutto nei libri, dà alle parolacce? Nemmeno, anche se questa è la tesi di Pennac. Ma no, quel che mi preoccupa di più l’istituzionalizzazione dell’insulto, l’idea che non esistano luoghi i…

Racconti Corsari (Lettere e passioni)

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Sono quasi passate due settimane dalla premiazione della quinta edizione del concorso Racconti Corsari. I racconti vincitori sono stati raccolti nel volume “Le lettere liberano le passioni” pubblicato dall’Associazione Parole&Musica.
Nella prefazione Dario De Vecchis commenta che “scrivere, azione quanto mai preziosa in questi tempi, è per noi uno degli atti più naturali per liberare le passioni”, un modo per combattere il grigiore del mondo e la condizione di precarietà che sembra caratterizzare la società contemporanea.
E se scrivere è una passione, leggere lo è altrettanto. “In molti casi queste due azioni confluiscono, convergono, si uniscono”, prosegue De Vecchis, mentre in altri “divergono e si scontrano”. Eppure entrambi agiscono sullo stesso “campo di battaglia”, quello costituito da fogli di carta o dallo schermo di un computer.
La passione traspariva dai visi dei vincitori, da Massimo Maso (“Il mancino”) a Lorenzo Teodoro (“Formiche rosse”), da Luigi Spiota (“Tumas”) alla g…

Crisi identità (2) – Nuove omonimie

Ci avevo già provato tempo fa e la cosa era stata anche piuttosto divertente: un Andrea Borla giovane stella del basket, un Andrea Borla defunto in America e un Andrea Borla in affari nei paesi del Sol Levante.
Il caso attuale è più interessante: anche lui si chiama Andrea Borla, anche lui ha una mail @tiscali.it (andrea.borla@tiscali.it), anche lui ha un blog su Blogspot (http://ariatesa.blogspot.com/) e anche lui ha un profilo su Facebook.
La differenza fondamentale (oltre al fatto che lui si occupa di politica, mentre io ho smesso molto tempo fa, nello stesso istante in cui sono entrato nella pubblica amministrazione) è che io sono del Toro, mentre lui tifa per l’altra squadra.
Insomma, più dell’omonimia poté la fede.