Chi può dargli torto?


Tutti a dire che il Salone è stato bellissimo, che Torino ha vinto su Milano, che un Salone così non lo si vedeva da anni, che si vive molto meglio senza il grande supermercato che porta via spazio a tutti gli altri, che trent’anni trasformano un evento in una tradizione e che le tradizioni non si comprano, ecc. ecc.  Ed è vero. Però.

Venerdì mattina. Ore 10:00.
Lo stand più affollato è quello dell'Autogrill.
Un ragazzo sui sedici anni chiede: - Mi dà un Apollo?
Cominciamo con il piede giusto.

Non ho nulla da presentare e posso permettermi di fare due passi con tranquillità. Passerò allo stand de Il Foglio Letterario e in quello di Historica, saluterò qualche amico e soprattutto mi metterò ad ascoltare le voci dei visitatori, che rappresentano il vero barometro della manifestazione.

- Ti fermi alla conferenza? – chiede una ragazza a un tizio in giacca e cravatta.
- Sì, c'è il wi-fi gratis. 
Ognuno deve cercare in sé le proprie motivazioni.

Il Salone è un evento dedicato ai libri. E infatti ci sono stand in cui si possono trovare creme all’aloe, cavalieri medievali, magliette, zaini, logge massoniche, penne stilografiche e persino uno in cui puoi fare l’esame della vista. Poi, incidentalmente, c'è qualcuno che vende libri. Sento un ragazzo dire "Voglio comprare un estintore". E sembra decisamente risoluto.
Comunque a me mancano quasi tre decimi per occhio.

Un branco di studenti mi supera.
- Ma quanto dura sta roba?
- Fino alle tre.
- Così tanto?
- Ma non dura più giorni?
- C’è lo stand dell’autogrill! Andiamo a mangiare un Apollo.

Il Salone è grande, gli spazi più ampi e ariosi degli anni precedenti, le case editrici, soprattutto quelle medio-piccole, occupano stand più capienti. E, come al solito, girare e  curiosare dappertutto porta via un sacco di tempo e di energie.
Detto questo, vorrei sapere perché è pieno di gente che cammina per il Salone con le racchette da Nordic Walking.

- Adesso che ti vedo... puoi per cortesia togliere una foto dal tuo blog? E' una in cui ci sono anch'io, a una presentazione. Sai, mi sta creando dei problemi sul lavoro.
Scusa ma... perché la foto di una presentazione dovrebbe crearti problemi sul lavoro?
Perché dovrei toglierla se non mi ricordo nemmeno di quale foto tu stia parlando?
Ma soprattutto, che diavolo di lavoro fai?

Il resto della giornata scivola via dolcemente, senza costrizioni, tra incontri, reincontri, parole in sospeso e altre dette. Fino a quando non arriva il momento di andare.
- Da quando non pubblichi un romanzo?
- Devo costringermi a rimettermi a scrivere.
- Potresti anche non farlo.
- Costringermi?
- No, no, scrivere.
E in effetti, chi può dargli torto?

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