Alessandro Del Gaudio (Italia da leggere)



Esce per Tespi Editore Le note di Nancy, il nuovo romanzo di Alessandro Del Gaudio (228 pagine, € 10,00) che in questa opera lascia momentaneamente da parte il fantasy del precedente Aurora d’Inverno. A lui ho rivolto le domande di rito di questo viaggio nell'editoria italiana.

Uno sguardo all’editoria italiana: perché qualcuno dovrebbe comprare e leggere un tuo libro?
Questo è il tipo di domanda che mi mette in difficoltà, anche perché è difficile convincere qualcuno a comprare un libro di un autore che non conosce in un Paese dove oggettivamente godersi qualche pagina di una storia scritta (e non raccontata nelle canzoni e nei film) è un hobby per pochi fortunati. Perché non leggerlo, però? Ci sono autori che non sanno cosa vogliono raccontare, che al primo libro hanno esaurito le loro idee, ammesso che ne abbiano mai avute, e passano il resto della loro carriera a riscrivere lo stesso libro. A me piace raccontare di tutto, abbracciare più generi, ed ecco che si ha la sensazione di leggere qualcosa di mio – perché il mio stile è riconoscibilissimo – ma ogni volta molto diverso.
Parlaci della tua ultima opera.
Il mio ultimo romanzo è la storia visionaria di un pittore. Immaginate di avere De Chirico o Modica e raccontare la loro storia, per poi scoprire che quanto c’è di surreale e metafisico nei loro quadri esiste anche nella loro esistenza privata. Per Giacomo, il protagonista di Le note di Nancy, è un po’ questo ciò che capita, la sua vita è fatta di incontri, disavventure, segni e messaggi segreti. Quest’opera, inoltre, è molto femminile, ci sono numerose donne che ruotano attorno al protagonista: quella che ama, quella che lo ama, la sua migliore amica, la parente stretta che è anche ottima confidente, un’altra un po’ strana che sa capirlo. Ma ciò che affascina di tutto l’affresco, per restare in tema, sono le strane visioni del pittore che è spesso imprevedibilmente divorato dalla sua vena creativa e che a queste visioni deve cercare di dare un senso. È un po’ il mistero attorno a cui ruota l’intera vicenda.

L’ultimo nato è sempre il libro preferito di chi lo scrive o c’è qualcosa nel tuo passato a cui sei ancora molto legato?
C’è solo un romanzo, ancora inedito, che reputo la mia opera migliore, ma ci sono comunque storie che ho scritto e che non vedevo l’ora di far leggere. Le note di Nancy è una di queste. È un romanzo che ho cominciato a scrivere diversi anni fa e su cui ancora di recente sono intervenuto, molto sofferto quindi. Ho dovuto lavorarci molto prima di esserne soddisfatto, chissà che impressione mi farà tra dieci anni. Però per adesso penso di aver fatto un buon lavoro. L’ultimo arrivato ti riempie sempre di gioia, attesa, impazienza, ma un autore non dimentica i suoi passati romanzi come un padre non dimentica nessuno dei suoi figli.

La cosa migliore e la peggiore che hanno detto di un tuo libro.
Una mia amica di Bari una volta mi ha scritto di essersi chiusa in camera per leggere quello che, allora, era il mio nuovo romanzo, e di non esserne uscita prima di averlo finito, perché non riusciva più a smettere. Questa è stata la cosa più bella che da autore potessi sentirmi dire. All’opposto c’è anche chi mi ha detto di non aver provato niente leggendo una mia storia o, addirittura, cosa ben peggiore, qualcuno che ha sostenuto di non essere interessato a leggere qualcosa di mio perché non mi conosceva nessuno. Spero che quella persona si sia pentita di essersi espressa in questo modo.

Progetti in cantiere?
Tanti, troppi. Praticamente ogni tre mesi ho un’idea che mi balza in testa e mi viene di scrivere. Ho molti libri fermi in attesa di essere completati, per non parlare di tutti quelli che aspettano di essere pubblicati, una decina. Ma sicuramente il mio progetto più ambizioso è un ciclo fantasy, cui ho dato il titolo Cronache di Altri Mondi, composto da quattro libri le cui trame sono di per sé scollegate, ma con numerosi riferimenti tra una storia e l’altra (il nome di un posto, la comparsa di personaggi utilizzati già in altri libri, vari cross over). È un progetto molto interessante che, purtroppo, richiede molta concentrazione e, attualmente, questa è la cosa che mi manca di più.

Commenti

Betty ha detto…
scusa se mi permetto, so che ci sarà un motivo valido, ma.... cambiar domande, no, vero? Così, per dire...
Andrea Borla ha detto…
E no, l'idea era proprio quella di fare a tutti le stesse domande (tranne rare eccezioni), anche per confrontare le risposte.
Con mi sorpresa, sembra infatti che tutti sostengano che il loro libro più bello è quello che stanno scrivendo.
Betty ha detto…
Ah.capito
Iburo ha detto…
Non è vero, il mio libro più bello l'ho già scritto ma non l'ho pubblicato ancora, quindi sono un'eccezione.

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