Sin dalla sua nascita internet porta con sé una costante discussione sulla legittimità e sull’opportunità della condivisione di immagini, documenti e file in rete. Dove finisce il diritto individuale e dove comincia quello collettivo di vedere, conoscere ed essere informati?
Anche Facebook non sfugge a questo dualismo. In questo senso il caso di Sasha Naspini (scrittore e membro dell’Underground Book Village) è piuttosto emblematico, come si comprende dal testo del messaggio che mi ha inviato qualche tempo fa.
"Ieri ho condiviso sul mio profilo di faccialibro un breve archivio fotografico che riportava immagini piuttosto forti sulle conseguenze dei bombardamenti a Gaza. Si trattava di circa 60 foto rubate per strada, in cui si potevano vedere gli effetti concreti sui civili, ovvero morti su morti, uomini, donne, bambini. Era un documento crudo, ma vero; la potenza delle immagini è innegabile, indipendentemente dal contesto in cui vengono presentate. Avevo ritenuto opportuno condividerle sul mio profilo per dare un momentaneo stop al cazzeggio farfallone a cui siamo tutti un po' votati qui su Facebook, tanto per cogliere l'occasione per impostare un piccolo angolo di riflessione. Tanto più che le immagini di quell'archivio, non circolano normalmente nel web. Ma abracadabra: stamani apro il mio profilo e... tutto cancellato: album, commenti eccetera. Sul momento mi sono detto che si trattava di un errore di caricamento della pagina, così sono andato a vedere sui profili dei miei amici, che avevano condiviso lo stesso archivio fotografico con me: niente di niente. Tutti gli album condivisi, rimossi. Ecco, questo è quanto. Viene da pensare che gli amministratori di FB abbiano ritenuto opportuno cancellare quelle immagini, considerandole "pericolose", o semplicemente "controproducenti".
Non entro nel merito della guerra e del comportamento dei due contendenti, a mio parere sbagliato da entrambe le parti. Mi voglio però soffermare sul metodo. Gli amministratori di Facebook eliminano dal network le fotografie delle mamme che allattano i propri figli, ma consentono l’apertura di una pagina su cui campeggia in bella vista la foto di Totò Riina. Ed eliminano testimonianze e documenti crudi sulla realtà della guerra, proprio negli stessi giorni in cui You Tube, un altro veicolo mondiale di informazioni e condivisione, bandisce i video contenenti baci troppo passionali.
Mi sembra che il nostro mondo, sempre più concentrato sull’aspetto virtuale che sulla realtà, abbia perso di vista l’equilibrio e senso della misura. Siamo contemporaneamente bacchettoni e spregiudicati, moralisti e sfrontati, qualunquisti e giudici inflessibili. Cambiamo veste in un attimo, senza soluzione di continuità e senza motivo apparente. Siamo ancor meno stabili delle banderuole sbatacchiate dal vento. Almeno loro sono in balia della natura e non della propria ipocrita incapacità di mantenere una univoca linea di pensiero.