29/01/09

Immagini (17)





Chi ha mai letto le "istruzioni" dei chewingum da masticare quando lo spazzolino non c'è? "Dose congliata ... UN PACCHETTO AL GIORNO"??!!??.






Vieni, ti porto in un localino etnico davvero bello, con una splendidta atmosfera.






Solo io vedo quello che penso di vedere? Seguite i contorni dell'area in verde...






L'importante è sapere dove si sta andando.

26/01/09

Facebook (4) – Libertà di diffusione

Sin dalla sua nascita internet porta con sé una costante discussione sulla legittimità e sull’opportunità della condivisione di immagini, documenti e file in rete. Dove finisce il diritto individuale e dove comincia quello collettivo di vedere, conoscere ed essere informati?
Anche Facebook non sfugge a questo dualismo. In questo senso il caso di Sasha Naspini (scrittore e membro dell’Underground Book Village) è piuttosto emblematico, come si comprende dal testo del messaggio che mi ha inviato qualche tempo fa.

"Ieri ho condiviso sul mio profilo di faccialibro un breve archivio fotografico che riportava immagini piuttosto forti sulle conseguenze dei bombardamenti a Gaza. Si trattava di circa 60 foto rubate per strada, in cui si potevano vedere gli effetti concreti sui civili, ovvero morti su morti, uomini, donne, bambini. Era un documento crudo, ma vero; la potenza delle immagini è innegabile, indipendentemente dal contesto in cui vengono presentate. Avevo ritenuto opportuno condividerle sul mio profilo per dare un momentaneo stop al cazzeggio farfallone a cui siamo tutti un po' votati qui su Facebook, tanto per cogliere l'occasione per impostare un piccolo angolo di riflessione. Tanto più che le immagini di quell'archivio, non circolano normalmente nel web. Ma abracadabra: stamani apro il mio profilo e... tutto cancellato: album, commenti eccetera. Sul momento mi sono detto che si trattava di un errore di caricamento della pagina, così sono andato a vedere sui profili dei miei amici, che avevano condiviso lo stesso archivio fotografico con me: niente di niente. Tutti gli album condivisi, rimossi. Ecco, questo è quanto. Viene da pensare che gli amministratori di FB abbiano ritenuto opportuno cancellare quelle immagini, considerandole "pericolose", o semplicemente "controproducenti".

Non entro nel merito della guerra e del comportamento dei due contendenti, a mio parere sbagliato da entrambe le parti. Mi voglio però soffermare sul metodo. Gli amministratori di Facebook eliminano dal network le fotografie delle mamme che allattano i propri figli, ma consentono l’apertura di una pagina su cui campeggia in bella vista la foto di Totò Riina. Ed eliminano testimonianze e documenti crudi sulla realtà della guerra, proprio negli stessi giorni in cui You Tube, un altro veicolo mondiale di informazioni e condivisione, bandisce i video contenenti baci troppo passionali.
Mi sembra che il nostro mondo, sempre più concentrato sull’aspetto virtuale che sulla realtà, abbia perso di vista l’equilibrio e senso della misura. Siamo contemporaneamente bacchettoni e spregiudicati, moralisti e sfrontati, qualunquisti e giudici inflessibili. Cambiamo veste in un attimo, senza soluzione di continuità e senza motivo apparente. Siamo ancor meno stabili delle banderuole sbatacchiate dal vento. Almeno loro sono in balia della natura e non della propria ipocrita incapacità di mantenere una univoca linea di pensiero.

22/01/09

A squola (4) - Maria Stella Gelmini

No, non ho scritto à la Ministre Gelmini: lo fanno in troppi, di questi tempi. Ma avrei voluto farlo. Così ho pensato di raccogliere qualche aneddoto, rigorosamente vero, che le farebbe sicuramente piacere conoscere, visto che sostiene di essere davvero molto interessata ad aumentare la qualità della scuola.
“Davvero?” chiederà qualcuno.
Ipse dixit.

Compito in classe. Domanda a risposta aperta. “Chi ha scritto la costituzione italiana?”
Allievo: “Dobbiamo mettere il nome e il cognome?”
(Certo: nome, cognome, data di nascita e segno zodiacale di tutti i membri dell’Assemblea Costituente. È logico, no?)

Durante una visita a un impianto della Pirelli, di fronte a un treno di gomme invernali marchiate “Winter”.
Allievo: “Quando diventerete sponsor di un’altra squadra di calcio cambierete anche quella scritta?”
Direttore dello stabilimento: “?”
Allievo: “Ma sì, la scritta W Inter.”
Altro allievo: “Secondo me hanno anche le gomme Abbasso Milan.”

Allievo: “Scusi professore, ma il tedesco è una lingua latina o germanica?”

Allievo: “Abbiamo un problema”.
Professore: “Quale?”
Allievo: “Per sbaglio abbiamo giocato a tris sul quaderno dei verbali delle assemblee di classe”.
(Come Per sbaglio?)

13/01/09

Capacità di sintesi

Ecco il proposito per il nuovo anno: devo essere più sintetico, sbrodolare meno, smetterla di nuotare in un mare di parole. La gente si stufa, soprattutto su internet, dove la lettura è veloce, i contatti frenetici, l’attenzione ridotta ai minimi termini. È per questo che ho deciso di mettere le frasi principali dei post in grassetto: chi vuole leggerà solo quelle.
E allora questo chilometrico post sull’apertura di una libreria della Coop a Torino può essere riassunto in “c’era un casino di gente, non avevano il mio libro, sono andato dalla concorrenza a guardare di straforo delle foto artistiche”. E quello su Brunetta? “Volevo partecipare ma sono arrivato in ritardo”. I gusti letterari che dividono i coniugi? “Se non ti piace quello che leggo hai solo da non rompere!”. Il mio annuncio letterario su Ebay? “Non gliene frega niente a nessuno. Vuoi rimettere in vendita il tuo oggetto?”.
Eppure è più forte di me: non ci riesco. E pensare che la capacità di sintesi non è indispensabile soltanto sul web. Serve anche e soprattutto nel regno della meditazione e contemplazione: la poesia.
Qualche tempo fa partecipo a un gioco che consiglio a tutti: la poesia dorsale. Il bando del concorso prevede che ci si confronti con 150 titoli di libri da trasformare in versi. I libri verranno poi impilati e fotografati mostrando sul dorso (dorsale, appunto) la poesia così ottenuta. Il mio esercizio di stile dà questo risultato:
Ti racconto la mia storia
La conquista amorosa
Il tempo degli amori perfetti
Lei, lui, loro dueUno di troppo
Una ferita aperta
La rabbia, la compassione, la comprensione
Piccoli gesti di amore eroico
La forza di restare
Le ragioni della felicità

Nell’elenco dei cinque vincitori troviamo invece questa poesia di venticinqueven:
La forza di restare
Uno di troppo


Sintesi, dicevo. Questa è la soluzione.

09/01/09

Facebook (3)

Se addirittura Il Sole 24 dedica un volume a Facebook e ai social network, vuol dire che la questione è molto più preoccupante di quel che si poteva pensare.
Nel ho già parlato due volte (una e due) eppure ogni tanto scopro aspetti prima sconosciuti: i test. No, non c’entra niente con l’intelligenza: i temi sono più variegati e interessanti. Quale Cavaliere delle Zodiaco sei? Quale tipo di criminale sei? Quale canzone dei Metallica sei? Quale personaggio di vari cartoni animati sei? Quale angelo, rettile, cioccolato, dinosauro, colore, pinguino sei? E ancora “quando morirai”, “chi eri nel passato” e l’onnicomprensivo “quale di questi quiz mi dice qualcosa di me stesso”. E se non siete ancora sazi provate “quale parte del corpo sei?”! Io non ho trovato la forza di rispondere: avevo davvero paura del possibile risultato.
E poi ci sono i gruppi di cui non si può fare a meno di entrare a far parte, decine, centinaia, migliaia di persone accomunate dallo stesso obiettivo, dagli stessi sogni, dalle stesse caratteristiche. Sì, le comitive di ex allievi, ma non è sufficiente. Cosa ne dite di “Quelli che leggono sulla porta TIRARE ma con tutte le loro forze SPINGONO”, dell’”Associazione per la diffusione del bidet in tutti i paesi del mondo” o di quella più seria “Adotta anche tu un operaio custode dei telefoni alla Reggia di Venaria”? Il mio gruppo preferito? “Non vorresti colpire il gattino Virgola con una mazza da golf?”. Sì, lo voglio.
Un aspetto positivo, però c’è: il cosiddetto stato, quello che fai in quel preciso momento, quello che pensi, quello che vuoi comunicare al mondo (virtuale). L’ho fatto anch’io, naturalmente, spremendomi il cervello per dire qualcosa di intelligente, o affidandomi a quel poca sensibilità residua che mi rimane. L’unica controindicazione? Tutte le frasi cominciano con “Andrea…” e obbligano a parlare di sé in terza persona. Un po’ schizofrenico, non trovate? Ecco alcuni esempi definitivi.
Andrea pensa che ogni cosa sia metafora di qualcos’altro, ma non ha ben chiare le implicazioni di questo concetto.
Andrea pensa che il qualunquismo sia colpa di Kant.
Andrea è convinto che i critici siano come quelli che parlano sempre di sesso e passano la vita a guardare gli altri che lo fanno.
Ma soprattutto Andrea ha scoperto di avere le doppie punte nella barba.
Fidatevi: è un’esperienza davvero drammatica!