29/04/10

Frasi aprile 2010

Al bar
Mi dia un orzo decaffeinato.

Despota
“Dove hai salvato il file?”
“Sul despot”.

Lui, la mamma e la bambina
“Ciao, bambina, come ti chiami?”
“Indovina!”
“Francesca, Claudia, Paola, Carla, Gloria, Giulia, Roberta, Stefania…”
“No!”
Poi, per fortuna, è intervenuta la madre.
“Si chiama Rachele”.
Meno male: ci avrei impiegato dei mesi.

Commenti funebri
“Prima Mike Bongiorno, poi Vianello. Mi sa che Baudo si sta cominciando a toccare”.

Sollevamenti
In palestra. Lei (finissima) "Eh, tu, con tutti quei muscoli... me lo alzi questo attrezzo?"

19/04/10

Pubblicità Baricco (2)

La pubblicità è l’anima del commercio e, bisogna avere il coraggio di ammetterlo, la scrittura è oggi un prodotto non troppo dissimile dai pelati o dalle merendine. Un esempio? Il connubio tra 1) pubblicità 2) prodotto industriale e 3) pseudo concorso letterario incontrato negli aforismi trasformati da Moccia in frasi da cioccolatino.
Mi sono permesso di battezzare questo meccanismo “effetto televoto”: fare leva sul bisogno di partecipazione del pubblico per intascarsi un bel po’ di soldi. Tanto semplice quanto geniale.
Quello che mi stupisce è la bravura (il dono?) che hanno certe persone nell’inventare sempre nuove variazioni sul tema. Cambiano gli addendi, ma non il risultato finale: o’ bisnìs. Baricco, massimo esperto di questo campo, riesce costantemente a stupirmi. Non bastava la prestigiosa scuola Holden, e nemmeno il corso per sfornare provetti scrittori pubblicato da Repubblica e L’espresso. No, bisogna trovare nuove idee per ampliare il mercato. La soluzione? Lo yogurt, ovviamente.
Nel nuovo spot Muller/Baricco/Holden non si parla di regolarità intestinale, e di questo dobbiamo ringraziare il dio dei fermenti lattici. Non posso nascondere, tuttavia, che dopo averlo visto una certa motilità si è spontaneamente manifestata nelle mie viscere.
Il concetto è insieme semplice e complesso, tanto che sento il bisogno di schematizzarlo per arrivare a una sua più profonda comprensione:
• ci si registra sul sito http://www.blusubianco.it/;
• nel periodo dal 21 aprile al 9 giugno, una volta alla settimana (come il sesso o la doccia?), un incipit verrà proposto agli aspiranti scrittori;
il processo creativo, stimolato dagli yogurt ingurgitati, produrrà racconti da pubblicare sul sito;
• grazie a diverse forme di televoto, i “più migliori” verranno selezionati dalla community;
• il 25 settembre 2010, nell’ambito di una manifestazione umilmente chiamata Perfect Day, la Scuola Holden (in persona) premierà i premiabili;
• il distillato del concorso sfocerà in una raccolta intitolata BluSuBianco.
Tutto questo grazie a chi? Alla Muller, alla Scuola Holden e, soprattutto, a Baricco.
Forse sto cominciando a capire. La scrittura? No, quella è secondaria. Quel che è veramente importante nel mondo della letteratura è ben altro: o’ bisnìs, sempre e solo o’ bisnis.
Una ventina di anni fa assistetti a una conferenza all’Unione Industriale di Torino. Uno dei relatori, di evidente provenienza partenopea, spiegò che i tempi “sono cambiati: oggi, o’ bisnìs non si fa più mettendo o’ bancariello fuori dalla porta”. Solo adesso capisco quanto avesse ragione. O’ bisnìs si fa con internet, con lo yogurt e con una buona dose di pragmatismo tale da trasformare in denaro contante la scrittura, la creatività e i sogni di gloria. È questo l’obiettivo, no?
Sono lontani i tempi degli scrittori maledetti, riempiti fino all’orlo di alcolici di scarsa qualità. Oggi è lo yogurt a muovere la penna. Il salutismo ha battuto il decadentismo. E, alla fine, o’ bisnìs ha vinto su tutti e due.

14/04/10

Immagini 23




"Per il giro turistico seguite i cartelli appesi nelle strade: non potete sbagliarvi!"






Non so se è più inquietante il salame o il prezzo delle mutande (13 euro e 90!)




Nulla da aggiungere.






Spero che, nella vita, verrò ricordato per qualcosa di più che essere il padrone di un cane.

12/04/10

Zapatero e le fiabe (il tema 1)

Zapatero è troppo avanti. Troppo. In nome dell’uguaglianza tra i sessi, in Spagna è cominciata una lotta contro le fiabe tradizionali, quelle del principe aitante e della principessa indifesa. Troppo sessiste. Perché il principe non può essere indifeso e, parimenti, la principessa aitante? Perché il principe deve arrivare sul cavallo bianco, solo per trovare la futura principessa alle prese con scopa e strofinaccio? La parità prima di tutto: che il principe strofini, oppure che certi temi vengano banditi!
Questa è democrazia, almeno dalle parti di Zapatero. E vissero felici, uguali e contenti.
Inutile dire che qui da noi le cose vanno in maniera molto diversa. Le nostre vituperate scuole elementari (ah, quelle spagnole!) spiegano agli alunni le modalità con cui sono nati i miti. E, ovviamente, chiedono di replicarne i meccanismi creando vere e proprie fiabe originali.
“Stiamo componendo” mi dice un’amica al telefono mentre aiuta la figlia a fare i compiti. Il tema? “La nascita del papavero” risponde. Cosa? “Eh, magari per te è facile, ma non tutti hanno fantasia”.
Ci penso e capisco subito che non è per niente immediato. Anzi. Perché il papavero è rosso? Un omicidio. È chiaro. Lui la tradisce, lei lo smaschera e lo colpisce con un paio di forbici. Lui, poco virile, scappa in un prato ricoperto di fiori bianchi. Ma la fuga dura poco: lei lo raggiunge e lo finisce. Il colore dei petali cambia in rosso sotto gli occhi dell’assassina. Monito e maledizione.
O qualcosa sulla droga, magari che c’entra con gli dei. Un festino sull’Olimpo, l’abuso, Morfeo che si fa una pista, perde la cognizione e dà una testata contro lo spigolo del comodino di Apollo. Il sangue del dio che cade sul papavero e il rosso è spiegato.
“Ma non sono temi che può presentare una bambina!” mi redarguisce la mamma.
Che dire? Ha ragione. Siamo in Italia. Qui alle bambine piacciono Cenerentola e Biancaneve, mentre i bambini seguono modelli un po’ più deleteri come i pirati di Capitan Uncino. Certo, non siamo mica la Spagna di Zapatero. Lì ce l’hanno con la religione e una fiaba sull’abuso di droga da parte degli dei sarebbe la benvenuta. E quella della ragazza sottomessa che si ribella e si vendica? Un trionfo!
Ha ragione Zapatero, come al solito. Siamo noi che siamo indietro. Anche nelle fiabe.

01/04/10

Aforismi 3 (Facebook 6)

Sono in un periodo di scarsa capacità di concentrazione che influisce negativamente sulla mia creatività. Non riesco a dedicarmi a un racconto, figuriamoci a un romanzo. Un articolo sulla Germania dell’Est o uno su Berlino è il massimo che riesco a ottenere.
E allora scarabocchio brevi frasi figlie di piccoli sprazzi di creatività. Peccato non aver approfittato della possibilità di inviare i miei pensieri alla Perugina e sperare che Moccia li selezioni per essere stampati nella carta dei famosissimi Baci.
Ci pensate? Poter scrivere sul mio curriculum letterario che ho pubblicato una frase in un cioccolatino. E scelta da Moccia, per di più. Tutti gli aspiranti scrittori famosi non aspettano altro. Davvero.
E allora riciclo i miei stati di Facebook per una nuova serie di pseudo-aforismi.

Sono andato al supermercato per comprare un cellulare. Non l'ho trovato, ma tra le offerte c'era una decespugliatore a 29 euro. Che faccio? Lo compro?
Torino mi sembrava deserta. Poi sono entrato da FNAC.
Gli uomini non sono geneticamente preparati per resistere ai saldi.
Ogni volta che mi interrogo sul senso della vita, per fortuna, esce un nuovo film di Woody Allen.
La conferenza è andata bene: quasi nessuno si è addormentato.
Da quando vado in palestra ho sostituito la pancia con il narcisismo.
Definizione di panico. una donna di fronte al negozio di una parrucchiera. Chiuso per ristrutturazione.