31/05/10
19/05/10
Edoardo Sanguineti
È stato proprio parlando di lui che ho inaugurato il mio (allora) nuovo blog, nel dicembre 2005. A distanza di quattro anni e mezzo mi trovo ad aggiungermi al coro di chi ha sentito annunciare la notizia della sua scomparsa.
In quell’inverno, di Edoardo Sanguineti ospite di Fabio Fazio, sintetizzai così il pensiero:
- Tutti credono di avere un animo poetico;
- Se tutti scrivono poesie è causa dell’alfabetizzazione;
- Il poeta non è tale perché scrive poesie, ma scrive versi e quindi tenta di presentarsi al pubblico come poeta.
Se avesse o meno ragione, non sono io a doverlo dire. Mi viene però in mente il racconto di un amico, che assistette alla presentazione di una sua raccolta di poesie in un teatro torinese. Sanguineti prese posto su una sedia, aprì il libro e cominciò semplicemente a leggere uno dopo l’altro alcuni testi particolarmente ermetici.
Dopo diversi minuti, in cui il pubblico aveva cominciato a rumoreggiare senza peraltro distrarre l’autore dalla lettura ad alta voce, una signora si alzò e chiese (ingenua): “Non potrebbe spiegare le poesie?”. Sanguineti la guardò fisso e sentenziò che non c’era proprio nulla da spiegare, con un sottinteso neanche troppo nascosto sull’incapacità di comprensione della signora. Poi ricominciò a leggere come se nulla fosse.
Il pubblico cominciò a uscire dal teatro. E lui continuò a leggere.
Dovrebbe esserci una morale, in tutto questo. So che è così. Tuttavia, non riesco a scorgerla. Forse, proprio come la signora del teatro, avrei bisogno che Sanguineti mi desse qualche spiegazione. Come allora, non credo proprio che lui si degnerà di prendere minimamente in considerazione la mia richiesta.
In quell’inverno, di Edoardo Sanguineti ospite di Fabio Fazio, sintetizzai così il pensiero:
- Tutti credono di avere un animo poetico;
- Se tutti scrivono poesie è causa dell’alfabetizzazione;
- Il poeta non è tale perché scrive poesie, ma scrive versi e quindi tenta di presentarsi al pubblico come poeta.
Se avesse o meno ragione, non sono io a doverlo dire. Mi viene però in mente il racconto di un amico, che assistette alla presentazione di una sua raccolta di poesie in un teatro torinese. Sanguineti prese posto su una sedia, aprì il libro e cominciò semplicemente a leggere uno dopo l’altro alcuni testi particolarmente ermetici.
Dopo diversi minuti, in cui il pubblico aveva cominciato a rumoreggiare senza peraltro distrarre l’autore dalla lettura ad alta voce, una signora si alzò e chiese (ingenua): “Non potrebbe spiegare le poesie?”. Sanguineti la guardò fisso e sentenziò che non c’era proprio nulla da spiegare, con un sottinteso neanche troppo nascosto sull’incapacità di comprensione della signora. Poi ricominciò a leggere come se nulla fosse.
Il pubblico cominciò a uscire dal teatro. E lui continuò a leggere.
Dovrebbe esserci una morale, in tutto questo. So che è così. Tuttavia, non riesco a scorgerla. Forse, proprio come la signora del teatro, avrei bisogno che Sanguineti mi desse qualche spiegazione. Come allora, non credo proprio che lui si degnerà di prendere minimamente in considerazione la mia richiesta.
17/05/10
12/05/10
Saltare lo squalo
A un certo punto è inevitabile: dopo decine e decine di puntate è più che plausibile che gli sceneggiatori siano a corto di idee. Ed è a quel punto che la serie imbocca una china discendente.
Ho scoperto che l’inizio della svolta negativa è chiamato jumping the shark, saltare lo squalo. Il riferimento è una puntata di Happy Days in cui Fonzy faceva surf su uno squalo. Ok, è un sintomo più che evidente: gli sceneggiatori erano arrivati alla frutta.
In Inghilterra sta per avere avvio un nuovo reality in cui i concorrenti vengono pagati per perdere la verginità. Mia nonna chiamava questa attività, ancorché non retribuita, saltare la cavallina. Dello squalo non c’era traccia. Oggi, evidentemente, le cose sono cambiate.
Ho scoperto che l’inizio della svolta negativa è chiamato jumping the shark, saltare lo squalo. Il riferimento è una puntata di Happy Days in cui Fonzy faceva surf su uno squalo. Ok, è un sintomo più che evidente: gli sceneggiatori erano arrivati alla frutta.
In Inghilterra sta per avere avvio un nuovo reality in cui i concorrenti vengono pagati per perdere la verginità. Mia nonna chiamava questa attività, ancorché non retribuita, saltare la cavallina. Dello squalo non c’era traccia. Oggi, evidentemente, le cose sono cambiate.
Iscriviti a:
Post (Atom)




