27/09/10

Italia da leggere – Noi sotto il sole di Santiago di Alessandro Cascio (2)

Seconda parte dell’intervista ad Alessandro Cascio, autore del romanzo breve Noi sotto il sole di Santiago (Edizioni Historica 2010 – Collana Short Cuts). L’ultima domanda si incentra sugli agenti letterari, sulla loro funzione (vera o presunta), sulla loro utilità.
Secondo te, è importante affidarsi a un agente letterario o a un talent scout per fare successo, come succede ormai da decenni nel business americano?
Importante. Non in Italia. In Italia l'ultima cosa di davvero grande che l'editoria è riuscita a portare al grande pubblico mondiale è stato Il nome della rosa 25 anni fa. Non esiste un Twilight italiano, un Harry Potter, neanche un Diario di Bridget Jones, un I Love shopping e un Il diavolo veste Prada. La commedia letteraria brillante non esiste, non c'è una nuova beat italiana, non abbiamo un Underground valido come i giapponesi, anzi, il nostro Underground viene snobbato.
Non siamo "portatori di luce" come i sudamericani, non rappresentiamo al meglio i contrasti tra vita e morte, i valori decaduti della religione come fa la letteratura araba. Noi non siamo assolutamente nulla di tutto questo. Non c'è Cyber Punk di livello, non c'è Pulp di livello, non c'è Fantasy di livello, non c'è generazionale di livello, c'è solo un ricordo dei vecchi, dei morti, dei morenti.
Vuol dire che sia gli editori che gli agenti letterari hanno perso, non hanno investito nei nuovi talenti, non hanno saputo riconoscerli, non li hanno coltivati, questo perché gli addetti ai lavori pensano sempre in piccolo, considerano incapaci gli scrittori e si elevano a loro, considerano inetti i lettori che, "da inetti", vanno a comprarsi la letteratura straniera lasciando il resto a chi ha un solo beat celebrale. Non Italia quindi.
Se si pensa ai vecchi e grandi agenti della beat generation o agli americani, si potrebbe credere che un agente possa cambiarti la vita, ma ne conosco molti, sono spesso incapaci, alcuni di mentalità ristretta, altri non conoscono a tuttotondo il loro ambiente lavorativo, altri ancora non lavorano alle prime stesure per avere un "prodotto" vincente alla fine.
Non ci sono agenti in Italia, solo persone che stanno lì perché hanno deciso così, perché conoscono qualcuno nell'ambito. Ma non appena ne conoscerò qualcuno valido, lo segnalerò sicuramente a voi.

20/09/10

Beccacini, Fulio - Bragoni, Borla@Moods 17.09.2010


Lui: “Allora, Andrea, quand’è che scriverai un romanzo intero?”
Io: “…?!?”

L’altro: “Con il mio lavoro vedo lo stipendio di tutti. Sapete, la banca è lo specchio del mondo”.

Beccacini: “La nostra società è piena di zone grigie. Pensate agli evasori che si intascano milioni e la fanno franca: fanno la figura dei furbi e, se li beccano, pagano quasi nulla”.
Lei (bionda, affascinante, attenta): “Scusate ma devo andare. Sono una commercialista e non vorrei che ve la prendeste con me”.

Fulio Bragoni: “Non so se avete seguito la polemica sul noir e il post-noir…”
L’altro: “Purtroppo no: sono arrivato alla presentazione quando avevate già cominciato”.

16/09/10

John Grisham - Ritorno a Ford County

“Quando Il momento di uccidere venne pubblicato vent'anni fa, imparai presto la dura lezione che vendere libri è molto più difficile che scriverli. Comprai un migliaio di copie ed ebbi parecchie difficoltà a esaurirle.
Le caricai nel bagagliaio della mia macchina e le distribuii nelle biblioteche, nei garden club, negli empori, nei caffè e qualcuna anche nelle librerie. Ad accompagnarmi in questi giri c'era spesso il mio caro amico Bobby Moak.
Ci sono storie che non si raccontano mai.”
John Grisham - Ritorno a Ford County

12/09/10

Alessandro Cascio – Noi sotto il sole di Santiago (Italia da leggere)

Con Noi sotto il sole di Santiago (Edizioni Historica 2010 – Collana Short Cuts) Alessandro Cascio ci porta a Capo Verde, un paradiso che, dietro a una vita apparentemente semplice e accessibile, nasconde il dramma della guerra civile e della prostituzione infantile.
Il protagonista di questo romanzo breve, Achille Teodor Cartier, è un avvocato che si reca sull’isola per seguire un’indagine sui collegamenti tra mafia e malavita locale. Innamorato di una cantante locale, Achille non potrà sottrarsi al bisogno di ritrovarla, restando così intrappolato in una rete di violenza e sopraffazione.
Nella prima parte di questa intervista, ho voluto approfondire con Alessandro Cascio l’origine della conoscenza che ha portato alla descrizione della società di Capo Verde.
I miei migliori amici sono capoverdiani e quella che chiamo "la mia seconda mamma" è la promotrice della comunità capoverdiana di Roma. Loro mi hanno dato una casa, da mangiare, affetto e amicizia quando ne avevo bisogno e con loro ho viaggiato per Capo Verde, sia fisicamente che mentalmente con le tante storie che usano raccontare. I capoverdiani sono grandi narratori anche perché hanno molto da raccontare.
Nel romanzo scrivi che i bambini di Santiago sono convinti che le coste che vedono all’orizzonte siano quelle dell’Europa, finché gli adulti non gli spiegano che sono soltanto quelle delle isole che hanno di fronte. C’è un diverso orizzonte nel futuro dei capoverdiani?
Il libro non rispecchia al cento per cento il pensiero dei capoverdiani, ma buona parte è d'accordo con me: un paese povero non deve svendere i terreni agli stranieri, ma farli pagare a peso d'oro a favore dei residenti. Solo così si può evitare la colonizzazione europea: gli hotel ai turisti, le case ai capoverdiani. I capoverdiani all'estero sono molto ben amalgamati, hanno buoni valori, non rubano o si prostituiscono e, partendo dai lavori umili, sono arrivati nell'elitè italiana come medici, ingegneri o architetti. Se bevono un sorso lo fanno in compagnia e ballando i ritmi della loro terra, per dare felicità al prossimo. Forse un giorno anche gli altri emigranti seguiranno l'esempio della comunità capoverdiana, lo spero per loro e per noi.
Anche dall’immaginazione che porta a un romanzo può nascere una sorta di mal d’Africa?
Se lo scrivi bene, sì. Se solo per un minuto a un lettore è venuta voglia di recarsi in quei luoghi, ho raggiunto il mio scopo. È un romanzo privo di plot, di solito le storie le scrivo con montaggi, ma questo è l'unico mio romanzo che ha avuto solo bisogno di tanto cuore. Per rappresentare al meglio la figura del turista ho dovuto immedesimarmi in uno stronzo italofrancese che ama bere e vuole scoparsi le minorenni, ma non è stato difficile: a chi non piace bere e scoparsi le minorenni?
La cosa migliore e peggiore che hanno detto di un tuo romanzo.
La cosa peggiore che hanno detto è: "Questo romanzo è notevole". La cosa migliore è stata scritta da una ragazza di Milano di nome Claudia che aveva dei problemi con i genitori. Leggeva una pagina del mio primo romanzo prima di andare a dormire, perché viveva sola e le faceva passare la paura di un albero che aveva in giardino. Claudia, dovunque tu sia: ti amo. Ti regalerò una motosega se mi contatterai.
Quali sono i tuoi prossimi progetti?
Sto lavorando su me stesso. Ho consegnato dei romanzi, non tutti compiuti è vero, ma dopo che ne hai ultimati quattro e hai l'infarinatura di altri tre, devi solo aspettare che arrivi un buon contratto oppure di scomparire. Del resto devi avere una vita interessante per riuscire a scrivere qualcosa d'interessante. Dopo l’uscita di "Noi sotto il sole di Santiago", il mio obbiettivo è di trasferirmi in uno dei posti in cui sono solo un numero e una volta lì, leggere e studiare sperando che qualche agente creda che io sia meglio di altri e mi piazzi da qualche parte.

07/09/10

De Carlo – Istruzioni per l’uso

Da “Di noi tre” di Andrea De Carlo (Mondadori)
“È che forse non hai ancora capito che fare il pittore non consiste solo nel dipingere quadri, belli o brutti che siano (…). Relazioni pubbliche. Coltivare un minimo di immagine che sia interessante e vendibile. Andare alle mostre degli altri per stare nel giro. Farti vedere, parlare con qualche collega e qualche giornalista. Fare una telefonata ogni tanto a qualche critico che conta per chiedergli consigli. Invitarlo a una visita nel tuo studio, mandargli qualche quadro in regalo (…). Tenerti in contatto con le redazioni dei giornali (…). Se conosci qualcuno che può dare una spinta con qualche televisione, anche locale, aiuta”.