14/07/11

Lie to me (Telefilm 4)

La mia passione per i telefilm è sconfinata: anno dopo anno mi rendo conto che sono una delle forme di scrittura che maggiormente mi interessano. Nel ho parlato diverse volte in passato (di Numbers, di Californication, del Dr House ben due volte). Adesso tocca a Lie to Me.
Cal Lightman riesce a capire cosa pensa una persona, e soprattutto se mente, dalle microespressioni che nessuno di noi riesce a mascherare. Basta un brevissimo movimento per far cadere la maschera: mentimi, e io ti scoprirò.
Naturalmente Cal Lightman sta scrivendo un libro. Anzi, il suo secondo libro, perché il primo è diventato un best seller. Questo è il suo dilemma, proposto a sua figlia.
Peter Lightman: “Ho un piccolo problema… con i punti e virgola. Non li ho mai capiti”.
Elisabeth: “E allora… limitati a non usarli”.

Io sono come Lightman. No, non capisco chi mente e chi dice la verità: non uso i punti e virgola.
La spiegazione che due frasi separate da un punto e virgola mostrano un maggiore collegamento rispetto a due separate da un punto, non mi soddisfa. E nemmeno l'idea che la pausa del punto e virgola sia 1) più lunga di quella della virgola ma 2) meno di quella del punto: è come dire che un racconto è più lungo di un romanzo. Ok, ma quanto?
E non capendo… non li uso: prevenire è meglio che curare.

11/07/11

Finalmente maturi (2)

Io: “Sai, durante la maturità, Silvia ha presentato Piero Scacchi come il mio alter ego”.
Lei: “Ma non è stato incarcerato per un assassinio?”.
Io: “Mm”.
Lei: “E per di più, Scacchi non vuole chiedere perdono a nessuno”.
Io: “Sì”.
Lei: “Il tuo alter ego?”
Io: “…”
Lei: “Tra i due… lui è quello per bene, no?”
Io: “Senza dubbio”.

07/07/11

Finalmente maturi




“Anche se non rientra ancora nell’elenco degli scrittori italiani più importanti, oggi voglio parlarvi di Andrea Borla…”
Comincia così tesina di letteratura italiana di Silvia Soriente, la ragazza che mi ha portato alla maturità e che non ringrazierò mai abbastanza per quell’ancora che, a vederlo scritto nero su bianco, risulta più spiazzante che benaugurante.
I suoi compagni si armano di presentazioni di Powerpoint da proiettare sul muro, con le quali cercare di catalizzare l’attenzione dei commissari. Lei si porta dietro con un Aspirante Scrittore Famoso in carne e ossa. Quale strategia sia la più efficace, non sta a me a dirlo.
Nessuna scena alla Ecce Bombo, ma una tesina che porta da Odio alle difficoltà di chi vuole pubblicare un libro, dal marketing di se stessi a quello delle imprese. Il percorso letterario tocca gli indifferenti di Moravia e gli inetti di Svevo per arrivare a Piero Scacchi, un vincente trasformato in un lucido e irredento assassino.
Ci sarebbero tante cose da dire, ma l’out out arriva inesorabile: “Parliamo anche di altri autori” suggerisce il presidente. Eh, meno male: vuoi dire almeno due parole anche su… chessò… Pirandello o Sciascia? Almeno, ma non tanto di più, mi raccomando: non togliamo troppo spazio a Piero Scacchi.
Il finale? Un sospiro che arriva dopo tutte le altre materie, in una via crucis scandita da una sedia trascinata per spostarsi di fronte ai singoli professori. E una frase pronunciata non appena fuori dall’aula: “Che figura dimmerda!”
Cosa avrà mai voluto dire?

02/07/11

Omonimie 3

Non ho resistito: in piena crisi esistenziale, da uomo alla ricerca di se stesso, ho chiesto numi al moderno oracolo e ho goooooooglato (“ma come parli?”) il mio nome.
L’ho già fatto due volte in passato, nel 2006 e nel 2009. Ma nulla confronto ai risultati ottenuti oggi.
Noto immediatamente che qualcosa è cambiato: tra i suggerimenti di Google, che indicano le ricerche più frequenti da parte degli utenti, compare “andrea borla scrittore”. Sarà merito di mia mamma? Me la immagino, ora dopo ora dopo ora, a inserire quella ricerca per farmi salire nelle statistiche di Google. Grazie, mamma.
Tralasciando un’omonimia di blog (InPrimaPersona su Wordpress, che raccoglie “Comitati e vertenze territoriali in Italia”, la crisi di identità è forte: sapevo di un Andrea Borla che commercia con l’oriente ma non di una Borla Bohemia Srl (in vita solo dal 1890) che ha come agente il Rag. Andrea Borla.
No, non sono io. Sono ragioniere ma non agente. Questo è chiaro.
E non sono nemmeno io a curare i giardini del Ristorante LogHeaven nello Utah, ricevendo per questo smodati complimenti. Ho il pollice nero, altro che verde: qualunque pianta, nelle mie mani, muore d’infarto. E figurarsi che non sapevo nemmeno che, alle piante, potesse venire l’infarto.
Ma il meglio viene dal blog dedicato ai facts di Chuck Norris (da cui, tra l’altro, sono stati tratti alcuni libri come questo, questo, questo o questo). Il 29 ottobre 2009, uno dei fatcs riguardanti l’eroe con il cappello da cowboy e il calcio rotante facile, è stato inserito da Andrea Borla:
Quando Chuck Norris dive “vengo meno”, viene. E mena.
No, non credo di essere stato io (o almeno non ricordo di averlo fatto) a partorire questo fact. Ma se l’ho fatto... mi stimo. E, naturalmente, mi inchino davanti a Chuck Norris.