Questione di marketing

Quando mi è capitato di trascorrere qualche ora dietro allo stand de Il Foglio Letterario nelle fiere a cui partecipa la casa editrice, non ho potuto fare a meno di osservare il comportamento delle persone che stanno al di là del tavolo. Si avvicinano, guardano i libri, guardano me, si guardano attorno, guardano i prezzi... manco fossero agenti segreti seguiti dalle spie del nemico. Sembrano tutti uguali, anche se poi, alla fine, il risultato delle loro azioni non è per nulla scontato.
C'è quello che guarda le copertine, le fissa come quadri d'autore, termina il giro e poi ricomincia, quasi per imprimere le immagini nella memoria.
C'è quello… Avete il libro di Tizio? Lo conosco e voglio comprare il suo romanzo.
C'è quello che chiede un libro specifico perché l'ha letto da qualche parte o gliene hanno parlato.
C'è quello… Avete il libro di Tizio? Lo conosco e voglio comprare il suo romanzo.
C'è quello che prende in mano il libro, lo capovolge, legge la quarta di copertina, legge le alette, controlla il prezzo… e alla fine lo rimette esattamente dov'era.
C'è quello… Avete il libro di Tizio? Lo conosco e voglio comprare il suo romanzo.
C'è quello che fa come dicono i giornali francesi, e si mette a leggere qua e là le prime pagine per capire se gli piace lo stile.
C'è quello… Avete il libro di Tizio? Lo conosco e voglio comprare il suo romanzo.
C'è quello che ha girato tutte le fiere del libro e della media e piccola editoria, e quindi sa quello che cerca. Annuisce indicando i singoli titoli, sa dire di cosa parlano i romanzi, che cosa hanno scritto gli autori prima di allora. Vuole fare conversazione e ha anche gli argomenti per sostenerla. Poi, alla fine, non compra niente e se ne va. Fino alla volta successiva.
C'è quello… Avete il libro di Tizio? Lo conosco e voglio comprare il suo romanzo.
C'è quello che tocca tutto, mette le mani su tutti i libri, sembra quasi un rabdomante alla ricerca dell'acqua. Mi ricorda i bambini messi davanti a un piatto di dolci. Ne toccano uno, lo rimettono a posto, la mamma gli dice "L'hai toccato e adesso lo mangi!" come se fosse una punizione. Ma i bambini sono subdoli e rivoltano immediatamente il meccanismo a loro favore: prendono tutti i dolci a manciate e li posano sul piatto, come per garantirsi una scorta da consumare lentamente senza che nessuno glieli contenda. Ma alla fine comprano solo un libro o proprio nessuno: si vede che la loro madre non gli ha dato la giusta educazione.
E allora penso che per vendere i libri, in un primo momento, non sia importante il contenuto. È fondamentale avere una copertina accattivante e soprattutto scrivere una buona sinossi da appiccicare nell'ultima pagina o nelle allette. Conta più il grafico dello scrittore, insomma, a meno di non conoscere un sacco di persone che si presentano allo stand…
- Avete il libro di Tizio?
- Sì.
- Mm.
- Scommetto che lo conosci e vuoi comprare il suo romanzo.
- Sì, lo conosco. E proprio per questo non compro nulla.

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