Tenebroso

"Cosa leggete?"
La Vecchia (che non è anziana ma decisamente vecchia) lo chiede con un palese secondo fine. Passa il suo tempo dietro a un banchetto su cui giacciono una ventina di libri usati che degno soltanto di uno sguardo. Mi trasmettono un senso di antico, amplificato dal colore delle pagine che tende al giallastro. Sono vecchi i libri come la donna che cerca di venderli.
"Si intitola Inganni e ossessioni" dico mostrando la copia del mio romanzo che prendo in prestito dalle mani di Fabio Izzo.
"Ce ne sono tanti di inganni" commenta la Vecchia con fare sornione. "E anche di ossessioni".
Annuisco perché non so cosa dire, tanto per smentire che "chi tace..."
"Ma ci sono delle parolacce?" si informa.
"No, be', parolacce...".
"Bene! Pensi che una volta ho letto quattro pagine di un romanzo di Pavese e quello lì dava della bagascia a sua madre! Ma si rende conto? Della bagascia! A sua madre!"
"La madre di Pavese".
"Proprio lei! Non capisco come hanno fatto a dare dei premi a uno così!"
"Neanch'io" chiosa Fabio, ma non so se scherza o è serio.
"Però... il mio romanzo comincia con una scena di sesso". Lo dico timidamente, quasi certo di scatenare una ramanzina.
"Ah, no!" tuona la Vecchia. "Il sesso si deve fare solo per la riproduzione! Hanno ragione gli animali! Solo per la riproduzione!"
"Avranno anche ragione gli animali ma..."
"La lussuria è il peggiore dei vizi! Chi fa troppo quella cosa lì vive di meno degli altri!"
"Però vuoi mettere la qualità della vita?" penso.
"Anch'io un giorno sono andata in un cascinale con uno che mi stava antipatico, e sarà stato qualcosa nell'aria, forse i fiori, il polline..."
"L'allergia?"
"La natura ti tenta! E giuro che mi stava anche antipatico! Ero turbata, ma lui non se n'è accorto".
"Antipatico e pure tonto" penso. "O molto più furbo di quello che credi".
"Malati! La lussuria è una malattia!" sentenzia la Vecchia.
"Veramente ho scritto solo una scena di sesso... così, in apertura del romanzo... ma io le sembro malato?!?"
"Lei ha gli occhi tenebrosi!"
"Sono un bel tenebroso?"
"Tenebroso!"
Fabio mi lancia uno sguardo inequivocabile. Niente bel. Solo tenebroso. Forse malato.
"Ma se non ha neanche letto il libro!" cerco di difendermi.
"Io sono sensitiva! Certe cose le so e basta! Non mi chieda perché, ma le so. E poi non bisogna leggere i libri di oggi".
"No?"
"Solo quelli dell'Ottocento. Cavalcanti, Dante..."
"Dante? Ottocento?" chiedo a Fabio.
"E Cavalcanti?".
"Boh!"
"Non scriverei mai un libro" prosegue intanto la Vecchia. "Mi sembrerebbe di vendere me stessa".
Abbassiamo lo sguardo sul banchetto pieno di libri. Non ce n'è nessuno di Cavalcanti. E nemmeno di Dante. Ma sono inequivocabilmente libri e per di più messi in vendita.
"Però scrivo poesie. Ve ne recito una in piemontese".
"Non è una domanda" fa notare Fabio.
"Ne ha una su un bel tenebroso?" chiedo per puro spirito di provocazione.
Un vigile per fortuna si intromette e dice alla Vecchia di tirar fuori la licenza. Ne approfittiamo per sgattaiolare via.
"Salvati da un vigile" commento.
"Non ti sembra vero?"
E infatti non è vero. Una voce ci insegue. 
"Le farò sapere cosa penso del suo libro" grida la Vecchia. "E sarà una critica spietata!"
"Le hai lasciato la mia copia del romanzo?" chiede Fabio.
"Ma figurati!" rispondo mentre gli restituisco Inganni e ossessioni.
"E allora come farà a dirti cosa pensa?"
"Non sottovalutarla: è sensitiva".
Guardo il libro scomparire tra le mani di Fabio. Poi restiamo in silenzio. Per un po' nessuno di noi ha voglia di parlare.

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