Sono sboccato e ben poco moralista. Lo ritengo un pregio, ma questa è un’altra questione. Eppure l’attuale sdoganamanto (che brutta parola!) delle parolacce , termine tanto caro a mamme e bambini e che mi ha sempre fatto sorridere, mi lascia molto perplesso. Non è questione di quale sia il suo scopo (farci percepire i politici come più vicini a noi comuni mortali), ma il fatto che il processo, una volta avviato, è destinato a crescere esponenzialmente , trasformandosi in una piena inarrestabile. L’incazzamento , il vaffa , il coglione , lo sputtanamento e, giusto qualche giorno fa, lo stronzo . Ma oggi è già tempo delle minchiate stampate a otto colonne sulla prima pagina de Il Giornale e di Libero. Il problema? L’educazione? No, in famiglia si sente molto peggio. La dignità che il carattere stampato, soprattutto nei libri, dà alle parolacce? Nemmeno, anche se questa è la tesi di Pennac . Ma no, quel che mi preoccupa di più l’istituzionalizzazione dell’insulto , l’idea che non esist...