29/06/09

Piero Scacchi e Italo Svevo

Quest’anno sarei stato fortunato. Dico sul serio. Se avessi dovuto affrontare l’esame di maturità, avrei avuto l’imbarazzo della scelta. Il tema su Facebook sarebbe stato bell’e che pronto. E Italo Svevo… commentare questo brano mi avrebbe fatto godere.

“Debbo scusarmi per aver indotto il mio paziente a scrivere la sua autobiografia; gli studiosi di psico-analisi arricceranno il naso di fronte a tante novità. (…) Pubblico [queste memorie] per vendetta e spero gli dispiaccia. Sappia però ch’io sono pronto a dividere con lui i lauti onorari che ricaverò da questa pubblicazione…”

Spero che Piero Scacchi non si dispiaccia per l’uscita di Odio. E che non mediti vendetta: ha già dimostrato cosa può fare quando perde la testa. Mi crederà quando gli dirò che i lauti onorari non sono per niente lauti? O si arrabbierà ancora di più? No, meglio scartare questo tema. La traccia su Facebook era molto meno pericolosa.

22/06/09

Torino 18 giugno 2009



Una sola cosa alla volta
Giovedì 18 giugno, ore 21.00, partita Italia-Egitto. E presentazione Borla-Cometto a Torino.

L’importanza di avere le stesse idee
Cometto: “Amo i racconti. In tutte le presentazioni de L’Incrinarsi di una persistenza parlo di Sequenza di Verdi, mentre ho inserito La maglia a pois solo per l’insistenza del curatore. Nel libro di Andrea, Cerchi ,ho apprezzato soprattutto La vittoria della sconfitta, mentre non mi è piaciuto Il Direttore”.
Io: “Odio i racconti. Ne L’Incrinarsi di una persistenza non mi è piaciuto Sequenza di Verdi, mentre trovo geniale La maglia a pois. In Cerchi ho pensato fino alla fine di eliminare La vittoria della sconfitta, mentre in tutte le presentazioni parlo de Il Direttore”.

Uno sguardo indietro
Cometto: “Il futurismo è una cosa del passato”.

Le domande
Spettatore1: “Come si comincia a scrivere?”
Spettatore2: “Io vorrei sapere come si scrivono i finali”.
Io: “Credo che la vera domanda sia perché continuiamo a scrivere?”.

Il risultato
Il Centro Giovani ha tre sale molto grandi. In una c’è un calcetto e un ping pong. La partita Coppia Di Spettatori contro Sergio Vallone e Spettatore1 è finita 10 a 9. Quella dell’Italia…

19/06/09

Il refolo

Con il solito colpevole ritardo segnalo che ha (momentaneamente?) chiuso i battenti una rivista on line de Il Foglio Letterario, Il Refolo, capitanato da Alessandro Troisi.
A chi vuole concedersi un attimo di pausa consiglio di leggersi in particolare il numero 1, in cui ho raccolto qualcuna delle reazioni più comiche all’uscita di In prima persona, e il numero 2, che ospita I genitori, un racconto poi inserito in Cerchi.
È da allora che, seppure riproponendomelo mese dopo mese, non sono più riuscito a pubblicare nulla sulla rivista. Avevo preparato un racconto, Il refolo, appunto, finito poi sulla rivista Inchiostro. Per pareggiare il conto, ho anche scritto un racconto intitolato Inchiostro, che avrei voluto pubblicare su Il refolo. Non sono arrivato in tempo. Come diceva il coniglio di Alice… Sono in ritardo! Sono in ritardo!

15/06/09

Frasi giugno 2009

Ma secondo te?
Due bambini, uno (tipo) di otto anni e uno (tipo) di dieci anni. Quello di (tipo) otto anni chiede a quello (tipo) di dieci anni: “Ma secondo te, questo adulterio, cosa diavolo è?”

Tecnologia
Signore di ottant’anni: “Digitale mi fa pensare a qualcosa che si fa con le mani”.
Signora di ottant’anni: “Ma allora analogico vuol dire fatto con che cosa?”

Cucina
“In questo ristorante fanno quella roba francese, la new cuisine”.

Superlativo
“È grandissimi, immenso… supergalante, insomma!”

Alleanza elettorali
“Il problema non è fare un accordo con loro: è che dopo te li devi assorbire per cinque anni”.

10/06/09

Flashback (3)

Chiudo (per il momento) il ripescaggio dei vecchi post del 2005 parlando dei commenti all’uscita della (fu) prima edizione di In prima persona.
Ho ricevuto una recensione prima ancora che il libro uscisse! Una cosa che viene riservata solo agli scrittori di grido, quelli che vendono talmente tante copie da generare in automatico dei best seller a ogni loro nuova pubblicazione.
“Ne sei felice?” C’è da chiederlo? Ovviamente! Ecco il testo: “Dopo aver letto il tuo libro, visto che parli in prima persona, l’unica cosa che posso consigliarti è uno psichiatra. Mamma.”
Visto che qualcuno prosegue nella lettura ecco arrivare i primi commenti, tutti positivi.
“Be’, il formato è comodo per fare i pacchi regalo.”
Sono entusiasta dell’apprezzamento! Ne ho parlato con un amico che, in gioventù, faceva il venditore di enciclopedie. Ha detto di non preoccuparmi. “Sai qual era la domanda più frequente che mi facevano i miei clienti? Di che colore è l’enciclopedia? Si intonerà con il mio arredamento?
Alcuni danno una testimonianza fisica dell’impegno che hanno messo nel leggere il libro. Mi mostrano i segnalibri che spuntano dalle pagine e mi aggiornano di volta in volta sul procedere dei loro sforzi.“Sono arrivato a pagina 15”, “Io a pagina 20”, “Io ne ho lette due in più di te.”
Non ho capito se lo facciano per tranquillizzarmi o per buona educazione.
Un amico entra con foga nel mio ufficio. “Ma è vero che hai scritto un libro? Dai, raccontami!” Faccio un breve riassunto. “Eh, va bene che adesso scrivon tutti!”
Quelli che ammettono di non aver ancora cominciato a leggere il libro hanno un altro ritornello. “Finisco quello che sto leggendo e poi ti giuro che leggo il tuo.” Visto che sono un po’ bastardo, chiedo a tutti cosa stanno leggendo. “Mm… sai… vediamo…”
Una collega entra nel mio ufficio. Per prevenire ogni mia domanda arrocca subito. “Appena finisco quello che sto leggendo comincio il tuo.” Eccola! Ma sono sicuro di prendere anche te in contropiede. “Cosa leggi di bello?” “Il libro del Papa”. Be’, ubi major…

03/06/09

Zygmunt Bauman

Nel weekend i media hanno parlato molto di liquidità delle convinzioni della nostra società, in particolare per quanto attiene alla fede. E tutti ad applaudire per l’arguzia di questo concetto. Non per offendere nessuno, ma vorrei ricordare che il papà di questa espressione è Zygmunt Bauman, filosofo e scrittore, che tiene una rubrica in un inserto di Repubblica e a cui, qualche mese fa, ho inviato questa lettera.

Egr. Sig. Bauman,

Qualche mese fa un amico mi ha parlato di una breve tesina a cui stava lavorando. La discussione era incentrata sul modo in cui un cristiano vive la fede nel mondo e nella società di oggi. Il sottinteso riguardava le difficoltà del professare il proprio credo non solo con le parole ma con l’esempio, con le azioni che ognuno di noi compie tutti i giorni quando non è confinato tra le mura di un luogo di culto ma si trova a tu per tu con gli altri.
Questa esperienza è comune a tutti i credenti: quando si mette piede nel mondo, quella che in maniera astratta e semplicistica ho definito gli altri assume l’identità di singole persone le cui convinzioni e il cui modo di vivere, nella maggior parte dei casi, non collima con le regole fissate dalla religione.
È in quel terreno di battaglia, ben diverso dalla tranquilla e riparata condizione della meditazione e della protezione fornita da una comunità, che la lotta tra l’uomo e le tentazioni si fa concreta e le nostre convinzioni sono messe alla prova.
Indicai al mio amico la traccia che avrei seguito per sviluppare quel tema: l’uomo di fede mette alla prova il proprio credo quando si trova in posizione dialettica rispetto a persone che non la pensano come lui. Se questa affermazione è vera in ogni epoca e in ogni tempo, lo è ancora di più nel mondo di oggi, in cui internet e la tecnologia consentono di mettere in contatto immediato persone che un tempo non avrebbero mai avuto possibilità di parlarsi. Così si scopre che ciò che abbiamo sempre considerato verità di fede è declassata da milioni di nostri simili a una semplice e confutabile opinione.Quando arrivai a casa al termine della serata, mi venne in mente il contenuto di un ritaglio che conservo in un cassetto della scrivania. Era l’articolo con cui dava avvio alla sua rubrica “Lettere dal mondo liquido” e in cui introduceva il pensiero di una conoscenza (e di una coscienza?) che cambia ogni giorno adattandosi e rimodellandosi costantemente alla forma del mondo. Feci una fotocopia del testo e lo inviai al mio amico.
Com’è giusto che sia, lui scelse una strada completamente diversa per avventurarsi in un tema così impegnativo: parlò semplicemente dei fatti più significativi della sua vita, di quelli che hanno influenzato in maniera puntuale il suo essere credente. E forse è giusto così. Mi piace tuttavia riproporle questo spunto di riflessione: è inevitabile rassegnarci a un mondo in cui la fede è opinione?