30/12/09

Auguri 2009


Qualche tempo fa, su Facebook, pensavo a chi dice "vado A spiaggia", "guarda A palazzina", "l'asso A spade", "chiama A un giardiniere". Perché usano la "A"... Accazzo?

All’elenco non posso che aggiungere l’autore di questa foto. Ciao (e auguri) a…mmamma!

21/12/09

Quanta invidia

La cosa che mi fa sbellicare dal ridere è quando qualcuno mi chiede quanto guadagno con i miei libri. La risposta (preconfezionata) è sempre la stessa: mi va già bene che non devo pagare per farli pubblicare.
Eppure, una volta all’anno quando va bene, ricevo anch’io una letterina (di carta) con il resoconto delle vendite e con l’ammontare dei compensi. Quest’anno, ne sono sicuro, l’ho aperta domenica 13 dicembre. Me lo ricordo perché ero seduto sul divano con vicino l’edizione domenicale de Il Sole 24ore. Mentre strappavo la busta avevo gli occhi puntati sulle statue in marmo, ricoperte di enormi pois rossi, che occupava un quarto della pagina del giornale.
“Una nuova forma di morbillo che colpisce le opere d’arte” ho pensato.
Così ho abbandonato la lettera e mi sono messo a leggere l’articolo di Eli Gottlieb (chi?), romanziere americano che descrive la routine di una vita (fortunello) scandita dal ritmo della scrittura. Anche lui, proprio come me, legge il giornale e anche lui si imbatte in una notizia sui libri e sui compensi. Un suo amico ha infatti strappato alla casa editrice un contratto da mezzo milione di dollari. Eli accoglie con tranquillità la notizia, prima di annegare (dice) in una pozza di invidia.
Ma visto che i propri guai pesano meno se paragonati a quelli di chi sta peggio di noi
, a Eli viene in mente un altro suo amico, Guido, un italiano, che alla firma di un contratto con Mondadori ha ricevuto come acconto una cifra (strabiliante) tra gli otto e i diecimila euro. Eli ci svela che il suo equivalente a stelle e strisce avrebbe ricevuto almeno dieci volte tanto.
Il problema? Il problema è l’Italia, sostiene Eli, con poche vendite e tutti quei politici, giornalisti, conduttori (e veline, escort, calciatori e compagnia bella) che inflazionano il mercato con libri togliendo il posto a quelli dei romanzieri. Troppa offerta e una domanda bassa: l’equazione porta a tirature limitate, ridotti tempi di vita dei libri negli scaffali e, di conseguenza, bassi compensi.
Milioni di dollari in America. Acconti a quattro o cinque cifre in euro per gli italiani di razza. Con ancora nelle orecchie quelle considerazioni, con in pancia la stessa invidia provata da Eli nei confronti del suo amico, e soprattutto con negli occhi i pois rossi dell’immagine de Il Sole, riprendo in mano la mia letterina di carta.
È bello riceverne una ogni tanto, anche se il prossimo anno, potrei interrompere la tradizione e fare una cosa diversa: spedirne una io, senza aspettare di ricevere qualcosa dal postino. Il destinatario? A dicembre? No, non di certo un editore. Babbo Natale mi sembra molto più indicato.

14/12/09

Sboccato

Sono sboccato e ben poco moralista. Lo ritengo un pregio, ma questa è un’altra questione. Eppure l’attuale sdoganamanto (che brutta parola!) delle parolacce, termine tanto caro a mamme e bambini e che mi ha sempre fatto sorridere, mi lascia molto perplesso.
Non è questione di quale sia il suo scopo (farci percepire i politici come più vicini a noi comuni mortali), ma il fatto che il processo, una volta avviato, è destinato a crescere esponenzialmente, trasformandosi in una piena inarrestabile. L’incazzamento, il vaffa, il coglione, lo sputtanamento e, giusto qualche giorno fa, lo stronzo. Ma oggi è già tempo delle minchiate stampate a otto colonne sulla prima pagina de Il Giornale e di Libero.
Il problema? L’educazione? No, in famiglia si sente molto peggio. La dignità che il carattere stampato, soprattutto nei libri, dà alle parolacce? Nemmeno, anche se questa è la tesi di Pennac. Ma no, quel che mi preoccupa di più l’istituzionalizzazione dell’insulto, l’idea che non esistano luoghi in cui il contegno e la serietà vincano sugli istinti. D’altronde, la serietà, oggi, non è molto di moda.
E i giudici? Eh, ovviamente ci si mettono anche loro. Non tanto tempo fa la Cassazione ha bollato come insulti bambino e Don Abbondio. Ma signori miei! Aggiornatevi, ve ne prego! È mai possibile che dobbiamo sempre farci ridere dietro? O insultare, nella peggiore delle ipotesi. Perché a uno che sostiene che bambino sia un insulto, a me viene da rispondergli con un sonoro vaffanculo.

11/12/09

Racconti Corsari (Lettere e passioni)


Sono quasi passate due settimane dalla premiazione della quinta edizione del concorso Racconti Corsari. I racconti vincitori sono stati raccolti nel volume “Le lettere liberano le passioni” pubblicato dall’Associazione Parole&Musica.
Nella prefazione Dario De Vecchis commenta che “scrivere, azione quanto mai preziosa in questi tempi, è per noi uno degli atti più naturali per liberare le passioni”, un modo per combattere il grigiore del mondo e la condizione di precarietà che sembra caratterizzare la società contemporanea.
E se scrivere è una passione, leggere lo è altrettanto. “In molti casi queste due azioni confluiscono, convergono, si uniscono”, prosegue De Vecchis, mentre in altri “divergono e si scontrano”. Eppure entrambi agiscono sullo stesso “campo di battaglia”, quello costituito da fogli di carta o dallo schermo di un computer.
La passione traspariva dai visi dei vincitori, da Massimo Maso (“Il mancino”) a Lorenzo Teodoro (“Formiche rosse”), da Luigi Spiota (“Tumas”) alla giovanissima Sara Gregori, autrice del racconto “Voglia di luna”.
E al di là dei vincitori, la cosa positiva è che molti dei partecipanti hanno osato, disinteressandosi di cos’è politicamente corretto per concentrarsi su cosa è letterariamente giusto.
Almeno nelle passioni è questo ciò che conta veramente.

09/12/09

Crisi identità (2) – Nuove omonimie

Ci avevo già provato tempo fa e la cosa era stata anche piuttosto divertente: un Andrea Borla giovane stella del basket, un Andrea Borla defunto in America e un Andrea Borla in affari nei paesi del Sol Levante.
Il caso attuale è più interessante: anche lui si chiama Andrea Borla, anche lui ha una mail @tiscali.it (andrea.borla@tiscali.it), anche lui ha un blog su Blogspot (http://ariatesa.blogspot.com/) e anche lui ha un profilo su Facebook.
La differenza fondamentale (oltre al fatto che lui si occupa di politica, mentre io ho smesso molto tempo fa, nello stesso istante in cui sono entrato nella pubblica amministrazione) è che io sono del Toro, mentre lui tifa per l’altra squadra.
Insomma, più dell’omonimia poté la fede.