Filippo di Vittorio Alfieri - A teatro (2)

Torino. Teatro Carignano. Scena altamente drammatica. Di fronte alla giovane seconda moglie, Isabella, il Re Filippo incalza il figlio Carlo accusandolo di tradimento e cospirazione. In realtà Filippo spera che Carlo e Isabella si tradiscano e mostrino i segni della passione che li unisce.

FILIPPO (a Isabella)
Tel deggio, ed a te sola io ‘l deggio. Per te il mio sdegno oggi ho represso, e in suono dolce di padre, ho il mio figliuol garrito. Pur ch’io pentir mai non men debba!
(a Carlo) O figlio, a non tradir sua speme, a vie piú sempre grato a lei farti, pensa.
(a Isabella) E tu, regina, perché piú ognor di bene in meglio ei vada, piú spesso il vedi,... e a lui favella,... e il guida.
(a Carlo) E tu, la udrai, senza sfuggirla. – Io ‘l voglio.

Escono Carlo e Isabella, e Filippo resta solo con Gomez, il suo fidato servitore.

FILIPPO: Udisti?
GOMEZ: Udii.

Un cellulare, in platea, comincia a suonare.

FILIPPO: Vedesti?
GOMEZ: Io vidi.

Il cellulare emette un fascio di luce che taglia l’oscurità del teatro.

FILIPPO: Oh rabbia!

In quel momento ho pensato che l’attore si rivolgesse al cretino col cellulare acceso. Mi è anche balenato per la testa che la scena fosse concordata. Poi Filippo ha proseguito.

FILIPPO: Dunque il sospetto?...
GOMEZ: È ormai certezza...

Sì, condivido: il cretino è proprio un cretino.

Commenti

Betty ha detto…
Credo sia ormai un mistero: ma come può esserci sempre, comunque e dovunque un cretino con il cellulare acceso?

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