27/03/10

Andrea Camilleri – Il birraio di Preston

Dieci ore di lavoro, di corsa per raggiungere la macchina solo per ritrovarmi a passo di lumaca nel traffico. Mangio un panino mentre la coda avanza, poi in apnea verso il teatro con la mente distratta da un languorino che ricorda la Contessa di Ambrogio. Il Mac Donalds mi attira. “Un muffin” chiedo. “Sono finiti”. Delusione. “Ma abbiamo gli apple pie”. Come resistere?
Non sono attento ai dettagli. La superficialità è uno dei miei difetti più evidenti. Purtroppo, per quanti sforzi facciamo, cambiare è difficile, se non quasi impossibile. Se così non fosse avrei notato le scritte sulla confezione dell’apple pie. Un avvertimento in tutte le lingue del mondo: contenuto caldo.
Le sensazioni sono soggettive per definizione
. Ci sono tuttavia evidenze innegabili. Qualunque cosa che supera i cento gradi non è calda. È bollente. Ustionante, magari. Ma calda proprio no. E quando corri per non arrivare in ritardo, quando non presti attenzione agli avvertimenti, quando sei troppo concentrato sullo scopo piuttosto che sul contesto, un gesto si può trasformare in un disastro.
Arrivo di fronte al Carignano. Signore imbellettate, accompagnate da signori dall’aria seria, sono in piedi in attesa. Alcuni amano il teatro e non vedono l’ora di entrare, altri fanno finta ma sono costretti a presenziare. Non so cosa direbbero gli uni e gli altri se sputassi per terra il tizzone bollente che continuo a rigirarmi in bocca. Catalogherebbero la scena come raccapricciante o esulterebbero regalandomi un applauso?
Cado esausto su una poltrona rossa. La mia mente registra una stranezza: in sala ci sono diversi posti vuoti. Ma non me ne curo. Crollo per il sonno, ma in extremis, grazie a un barlume di coscienza, riesco a puntellarmi con un braccio. Prima che le palpebre si chiudano fisso una scritta vergata sul sipario. “Il birraio di Preston”. Poi non vedo più nulla.
Non vedo gli attori entrare da una porta laterale. Non vedo i costumi in stile ottocento, le tube in testa dei signori e i vestiti larghi delle dame. Non vedo la recita cominciare in mezzo al pubblico. Non vedo i protagonisti sedersi sulle poltrone vuote di fianco a me. Non vedo niente perché sto dormendo. Mi perdo tutto, finché una gomitata improvvisa mi sveglia.
Sì, gli attori mescolati tra il pubblico si sono molto risentiti quando hanno visto che dormivo.
Non so se l’hanno considerato un mero rischio del mestiere.

12/03/10

Carta d'identità

Grazie a Marco Cattarulla e a Federica Furbatto ecco la mia nuova carta d'identità (Risposte pensate a domande semiserie sui piccoli piaceri quotidiani) pubblicata da un giornale locale:

Professione: funzionario pubblico (e aspirante scrittore famoso)
1)Il film che potresti vedere tre volte di seguito senza stancarti? Aprile di Nanni Moretti. Ma anche tutto Woody Allen. No, non si può vivere senza Woody Allen.
2)Quale libro porteresti con te su un’isola deserta?
Uno solo? La prima trilogia di Dragonlance. Ah, sono tre libri? Peccato…
3)Vuoi andare a teatro, cosa vai a vedere?
Adoro il teatro. Poi sono andato alla prima di “Fiabe italiane” con John Turturro insieme alla crème de la crème torinese… e ho rischiato il suicidio. Da adesso in poi solo Shakespeare e Goldoni.
4)Il luogo in cui vorresti trovarti adesso?
In una casetta di legno su un fiordo norvegese.
5)Il tuo attuale stato d’animo?
La perplessità. Mi sto arrovellando il cervello con questo problema. In una profumeria ho visto una crema che serve sia per il contorno occhi che per le labbra. Misteri femminili. Gli occhi sono da sgonfiare, le labbra da gonfiare: come fa una crema ad andare bene per tutti e due?
6)Per rallegrare l’esistenza cosa fai?
Esagero con i dolci. Poi mi pento e vado in palestra a smaltire. Subito dopo realizzo che il mio fisico nuovamente asciutto può reggere qualche dolce. Così mi ingozzo e tutto ricomincia.
7)La tua posata preferita?
Il cucchiaio, ideale per gli ingordi.
8) la musica che più ti rappresenta?
L’heavy metal. E meno male che sembro una persona tranquilla.
9)Un amico si è trasferito da poco in queste zone: le tre cose che gli consigli di visitare in assoluto.
Superga (in pellegrinaggio a piedi sulla lapide del Grande Torino, in attesa di tornare in serie A)
Piazza Carlo Alberto a Torino (in cui finisce il mio ultimo romanzo, “Cerchi”)
Un qualsiasi parco, per passeggiare sotto gli alberi e godersi in silenzio la natura incontaminata, con i Sepultura nelle cuffiette dell’ipod.

02/03/10

Folla congelata.

Ne hanno parlato tutti i tiggì del weekend: a Roma, grazie a un passaparola tra mail e sms, un gruppo di ragazzi si raduna e si immobilizza per un minuto. La moda viene da oltreoceano, ovviamente, e ha conquistato la fama del pubblico anche perché è finita in alcune puntate di telefilm come CSI NY.
Questa volta la performance collettiva della folla congelata (frozen mob) prevede la presenza di un libro nelle mani di ognuno dei componenti.
Ne hanno parlato tutti. Non so se è merito dei libri. Anzi, forse sarebbe stato lo stesso se avessero tenuto in mano un provolone o un trapano elettrico. Questi sì che sono segni dei tempi.