Scrivani e penne d’oca

Tempo fa dicevo di sentirmi esattamente come quegli scrivani ottocenteschi, a cui si rivolgeva chi, lontano da casa e intrappolato in un mondo senza telefono e internet, voleva dare notizie di sé e chiederne dei propri cari. Non che oggi, a secoli di distanza, le cose siano poi così diverse: “devo scrivere questo”, “vorrei dire questo”, “è necessario rispondere questo”. E giù fiumi di inchiostro (di stampante, ovviamente) per trasporre e tradurre pensieri, in un processo di decodifica, re-articolazione e rimontaggio che sa di ingegneria genetica.
Ci si sente soli, quando ci si trasforma da soggetto attivo del processo creativo a soggetto passivo, tramite e mezzo di un pensiero che viene da altri e che deve rispettare stile e attitudine del committente. È probabilmente lo stesso sentimento che potrebbe provare un falsario che dipinge quadri originali sotto stretta dettatura del loro presunto autore.
Eppure scopro che non sono solo, anzi, che lo stuolo di scrittori delle volontà altrui è molto, molto ampio. Gli scrivani da angolo della strada sono tornati a uno splendore che mancava da tempo. La Repubblica mi informa che in Francia sono centinaia coloro che hanno rispolverato questo antico mestiere, non così antico come quell’altro, ma a esso molto vicino nel carattere e nella funzione.
Che sia un segno di un analfabetismo di ritorno o di sola andata? Di un mondo che non ha tempo, che corre sempre più veloce e in cui la delega agli altri è divenuta la più semplice delle soluzioni ai propri problemi? O è colpa del semplice disinnamoramento per il mezzo scritto, da qualche anno messo da parte a favore della parola telefonata? Chissenefrega, direi. Tanto è l’effetto quel che conta: delle cause non si interessa più nessuno.
E allora, tanto per continuare a parlare di mezzi ed effetti, la tecnologia non poteva che venire incontro anche ai novelli scrivani. Una casa italiana ha prodotto uno strumento di cui tutti sentivamo la mancanza: Easybook M3, una sorta di traduttore simultaneo di calligrafia in caratteri comprensibili dai computer. Così, seppur scrivendo parole di altri, potremo riassaporare il brivido ottocentesco di farlo utilizzando i pro-pronipoti della penna e del calamaio. Chi non pagherebbe per provare un brivido del genere?

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