28/10/10

Eumeswil Edizioni


Era già capitato per la Casa Editrice Magnetica e, purtroppo, adesso succede a Eumeswil Edizioni: un altro piccolo editore chiude i battenti, un segno tangibile delle difficoltà in cui versa la piccola editoria italiana.
Prima di lasciarvi al comunicato ufficiale, non mi resta che dedicare a Eumeswil due ricordi: una fotografia scattata a Broni, in occasione del premio letterario Image not found e una vecchia recensione della raccolta Tempo scaduto - Dodici racconti per un anno disallineato curata da Stella Iasiello.

Gent.li lettori, librai, amici, colleghi,
con grande rammarico siamo a comunicare che il progetto che ci ha animati e impegnati per otto lunghissimi anni, si conclude.
Eumeswil Edizioni chiude i battenti (almeno per ora).
Le motivazioni che hanno portato a questa scelta sono molteplici, di carattere ovviamente distributivo e promozionale ma soprattutto di carattere logico.
Aveva senso tenere un vita un marchio che da più di due anni è pressoché sparito dalle librerie?
Ringraziamo tutti quelli che in questi anni si sono affacciati alla nostra porta.
Purtroppo il mercato, per come è oggi, non premia gli editori di ricerca e di qualità e quindi non c'è spazio per noi.
Non è un addio, però.
Nel senso che in questi ultimi anni abbiamo lavorato al lancio di un nuovo progetto di cui sentirete parlare tra poco...
Una nuova casa editrice, nata sugli errori di Eumeswil, si sta affacciando sul mercato.
Si perde una battaglia, il tempo di rimarginare le ferite e si riparte.
Grazie a tutti

25/10/10

Pater Noster – curiosità

Come tutti i libri, anche Pater Noster porta con sé retroscena e curiosità destinate a restare nascoste. O meglio, che dovrebbero restare nascoste, se qualcuno (chi?) non si divertisse a dar fiato alle trombe.
Al Pisa Book Festival, durante la prima uscita pubblica di Pater Noster, una signora si avvicina allo stand de Il Foglio. Le viene proposta l’antologia e decide di comprarla. Poi mi guarda con un’aria strana, a metà tra il sospettoso e il minaccioso. “So che me ne pentirò” scandisce senza togliermi gli occhi di dosso. Quelle parole mi provocano un brivido, anzi, una netta sensazione di paura: la signora sta evidentemente accusando il curatore (chi?) della sua futura possibile insoddisfazione. “Magari mi manderà le sue impressioni via mail” dico per sdrammatizzare. “Via mail non so” risponde il marito. “Ma sicuramente troverà un modo per farle sapere cosa pensa”. Sicuramente. Da allora prego che il libro piaccia alla signora. Prego, esattamente come i protagonisti della raccolta: non so perché, ma non vorrei diventare la tredicesima vittima di Pater Noster.
Laura Fidaleo, l’unica fanciulla sopravvissuta alla selezione dei racconti, parla a un’amica dell’idea di scrivere un racconto per la raccolta. “Prova con Dacci oggi il nostro pane quotidianole suggerisce. “No” risponde Laura risoluta. “È troppo difficile”. E infatti si dedica a Sia santificato il tuo nome. Dopo qualche settimana il curatore (chi?) le chiede di adattare il testo a un altro versetto, ritenuto più pertinente con la narrazione. Quale? Inutile dirlo: Dacci oggi il nostro pane quotidiano.
Mentre scrivevo il racconto di introduzione, ho inserito un commento del Professore: alla vista di un santino con l’immagine del Cristo Risorto, il maestro elementare dice “In gloria domini”. Poi mi viene un dubbio: il mio latino è drammatico e non sono sicuro che quel che ho scritto sia giusto. Così cerco su Google: In-gloria-domini. Il risultato è stupefacente: in cime alla lista non c’è nessun link a sfondo religioso, ma una serie di siti che parlano di Gloria Domini (chi?), che scopro essere una famosa pornostar. Cosa mi lascia perplesso? La preposizione in, naturalmente, messa proprio davanti al nome di una pornostar. Perché sento che assume un significato del tutto particolare?

18/10/10

Pater Noster – L’idea

Sono convinto nel profondo della forza espressiva del Padre Nostro. E non solo: anche della ricchezza, quasi della potenza, che si cela dietro ogni suo verso. Se stilare una classifica delle preghiere più riuscite avesse un senso (e sono certo che non ce l’ha, né per gli atei né per i credenti) il Padre Nostro sarebbe indubbiamente in cima alla lista.
Quando mi è venuta l’idea di trasformare una preghiera nello spunto per racconti incentrati sulle vittime per cui pregare, non ho avuto dubbi su quale delle tante far cadere la scelta. Il Padre Nostro è perfetto, e lo sarebbe stato anche per questo scopo che, con la fede, ha ben poco a che spartire.
Questa scelta, tuttavia, arricchisce la stesura della raccolta di una ulteriore difficoltà. A differenza di altre antologie a tema, la peculiarità di Pater Noster è rappresentata dalla sua stessa struttura, dalla necessità cioè di seguire, dall’inizio alla fine, i versi del Padre Nostro. Questo vincolo elimina la possibilità di scegliere l’ordine dei racconti, stabilendo il ritmo della raccolta, l’alternarsi delle tematiche e delle forme di narrazione.
È una difficoltà che mi era chiara sin dall’inizio, anche se non immaginavo presentasse risvolti così complicati da gestire. Ringrazio tutti gli autori che si sono prestati a intervenire sui propri racconti in modo da poterli inserire, senza eccessive forzature o stravolgimenti, al posto giusto di questo intricato puzzle.

10/10/10

Polvere e letteratura

Con un po’ di tristezza sfoglio le pagine che La Stampa dedica ai libri. Con tristezza perché appaiono avvolte da un grigiore che non sa soltanto di austerità ma di ambiente polveroso e antico.
Non si può negare che la lettura non sia percepita dal grande pubblico come un divertimento da sballo: sembra un passatempo per noiosi intellettuali che magari tanto intelligenti non sono nemmeno, che si credono tali o si danno un tono di superiorità. Insomma, non è il miglior argomento da sfoggiare per far colpo sulle fanciulle.
Ma se in aggiunta ci mettiamo anche una coltre di noiosità grafica e sostanziale, allora vuol dire che non è la letteratura ad appagarci: è il masochismo.
Nomi, commenti e foto di autori degli anni ’40, ’50 e (tenetevi forti) addirittura degli anni ’60. Un tripudio di freschezza. E che dire della commemorazione di un esegeta “a settant’anni dalla sua morte”? Con tutto il rispetto dovuto, ovviamente.
Mi tiro un po’ su di morale (strano a dirsi) quando guardo le classifiche dei libri più venduti. Passo dalle cariatidi ai guru preconfezionati della letteratura moderna, con un salto in avanti di decenni da cui non mi aspetto niente. Per una volta vedo qualcosa che mi stupisce. Nelle classifiche dei libri più venduti. Mi stupisce. Classifiche, libri, stupore… Me lo ripeto per prendere coscienza. Di cosa? Al settimo posto della categoria Varie c’è un dizionario di latino, mentre al secondo della categoria Ragazzi c’è Il mio primo dizionario. Dov’è la notizia? La scuola influenza le classifiche di vendita. Perché nessuno scrive un articolo su questo evento? No, meglio occuparsi del grigiore.
Poi l’occhio cade su un trafiletto: dal 25 settembre al 2° ottobre, in America si celebra la settimana dei libri messi al bando, la Banned Books Week. È il risultato dell’idiota e ottusa prevenzione culturale di associazioni di genitori e gruppi cristiani ultra-ortodossi (sì, non ci sono solo quelli arabi. Stupiti, vero?). Il sito dell'ALA (American Library Association) mostra una vera e propria mappa del risultato dell’ignoranza e della paura che dovrebbe farmi rabbrividire.
Eppure, forse per un gioco di luci e ombre, realizzo che questa notizia riesce ad apparire ai miei occhi più interessante rispetto ai vecchi dinosauri della letteratura, mostrati nelle pagine precedenti. Due dizionari comprati a settembre, giusto in tempo per l’inizio delle scuole, e una lista di libri messi all’indice: è strano come due eventi così lontani e distanti sembrano capaci di spazzare via polvere e ragnatele.

05/10/10

Romanzi e racconti (Wikipedia 2)


Non è passato molto da quando mi interrogavo su Wikipedia e sul problema (rilevante?) di “chi controlla il controllore”, ovvero di chi verifica le informazioni inserite dagli utenti nell’enciclopedia universale e decide cosa lasciare ai posteri e cosa no.
Dovendo prepararmi per un incontro con gli allievi di una scuola sul rapporto tra romanzo e racconto, ho pensato di documentarmi. E come se non accedendo al wiki-sapere-universale?
La definizione di romanzo pubblicata sul sito è
Il romanzo è un genere della narrativa in prosa, caratterizzato da un testo di una certa estensione…
E fin qui tutto bene. Peccato che prosegua con…
…tipo anche più di venti pagine, ma anche meno se è scritto piccolo piccolo (se la pagina fa un metro per due e il carattere è piccolo, ne basta una).
Il senso della battuta è chiaro: il romanzo è “di una certa estensione”, ma… quale? Non esiste una risposta univoca: sarebbe come discutere del sesso degli angeli. Più lungo e più corto sono due concetti profondamente relativi, e non solo in letteratura.
Torna tuttavia la domanda di fondo: chi controlla il sapere universale?
Mentre cercate una risposta, non perdete tempo a verificare su Wikipedia: ho annullato la modifica e riportato la definizione alla versione precedente, quella che terminava con “di una certa estensione”. Mi chiedo solo quanto durerà.