26/06/11

Cometto Spasaro @ Mood 21.06.2011



Due al prezzo di uno. È il pensiero che ho avuto mentre uscivo dalla libreria Mood di Torino al termine della presentazione di Maurizio Cometto (autore di Cambio di stagione) e Vincenzo Spasaro (autore di Assedio oltre che curatore della collana Fantastico e altri orrori de Il Foglio). Di quella chiacchierata riporto, a mo' di taccuino, alcuni frammenti sparsi.

Il "rapporto di coppia"
Se per Spasaro, Cometto è solo in attesa di una consacrazione presso il grande pubblico, Cometto parla di Spasaro come di una sorta di sua "coscienza" esterna, o meglio di un “hard disk esterno”, in grado di giudicare il suo lavoro e contribuire a renderlo migliore.
A differenza di chi deve essere aiutato a espandere il proprio lavoro, l'opera di Spasaro sugli scritti di Cometto è in gran parte "per sottrazione", grazie alla riduzione e alla cesellatura della grande quantità di materiale da cui distillare un nuovo romanzo.

Genesi del fantastico
Nel caso di Cambio di stagione il fantastico nasce dalla quotidianità, una genesi particolarmente rischiosa perché sempre a rischio di scadere nell'ovvio o nel banale. Solo uno scrittore di razza riesce nella non facile opera di trasformate una lavatrice, una metropolitana o un riferimento egizio a Torino in qualcosa di letterariamente rilevante.
In Assedio il fantastico agisce invece come un caos che sgorga da un altro caos, quello della guerra, e a causa del quale o "cattivi" si trovano ad affrontare qualcosa di ancora più cattivo e oscuro.

Politica?
Particolare rilevanza è stata data al l'episodio I restaturatori, che rappresenta quello che Cometto definisce "il pezzo" più politico del libro (non a caso pubblicato in due puntate – prima e seconda – su Carmilla di Valerio Evangelisti). Politico sì, ma non partitico, una rappresentazione delle perplessità di uno spettatore di fronte a un'insurrezione di bande armate, vissuta con lo stesso atteggiamento onirico che Fabrizio, il protagonista di Cambio, tiene nei confronti delle vicende del libro.

L'unica nota stonata
Spasaro che si presenta nei panni del serio scrittore e curatore, e rinuncia a indossare la maglietta degli Slayer. Tradimento, alto tradimento.

22/06/11

Sciascia, Moravia e il bicchiere mezzo pieno (Maturità 2)

“Sai, una ragazza mi porta alla maturità”.
“In che materia?”.
“Letteratura italiana”.
“L’hai pagata?”.
“No. O almeno non ancora”.
“Dove ti hanno inserito nella Letteratura Italiana?”.
“Dopo Sciasca e Moravia”.
“Sciascia, Moravia e… Borla?”
“Sì”.
“…”.
“Eh”.
“…”.
“…”.
“Be’, almeno sei l’unico ancora vivente”.

18/06/11

Ecce Borla (Maturità 1)

C’è una scena kult in Ecce Bombo di Nanni Moretti. Be’, non solo una, ma questa mi è sempre rimasta nella testa.
Esame di Maturità. "Mi pare che il candidato abbia portato una tesina su un poeta" "Sì, le poesie di Alvaro Lissa" "Alvaro Lissa?" "…" "Si tratta… di un poeta… contemporaneo?" "Contemporaneo del terzo mondo?" "No, contemporaneo vivente" risponde il candidato.
Alla domanda "Chi è Alvaro Lissa?" la telecamera inquadra un ragazzo smunto, con lunghi capelli neri. "Alvaro Lissa. Sono io il poeta. A disposizione. Vogliamo parlare del ruolo del poeta nell’oltretomba? Oppure del ruolo dell’oltretomba nella poesia?".
A me rischia di succedere una cosa simile. Una ragazza del Fermi di Ciriè, l’Istituto in cui mi sono diplomato e che mi ha adottato per alcuni laboratori di scrittura, ha deciso di portare i miei libri alla maturità, in particolare Odio e Cerchi.
Pronostico che il presidente della commissione chiederà un laconico "E chi è Andrea Borla?". La ragazza si girerà e indicherà un punto alle sue spalle. "Lui" dirà. Non ci sarà bisogno della telecamera perché sarò a pochi metri da lì. "Io" confermerò alzando un dito prima di aggiungere: "A disposizione".

12/06/11

Pater Noster @ Mood 09.06.2010


Ci sono presentazioni che riescono meglio, altre che stentano, altre ancora che, nonostante gli sforzi, sono un disastro. Per fortuna, quella di giovedì 9 giugno da Mood rientra nella prima categoria.
Fabrizio Fulio Bragoni e Dario De Vecchis si sono palleggiati gli interventi, riuscendo a mettere in evidenza elementi molto particolari della narrazione e dei singoli racconti.
Un tema che sinora non era stato affrontato stato proposto da Bragoni: l’effetto che la meditazione sul Padre Nostro ha nell’animo di Piero Scacchi. Non c’è una vera e propria conversione, ma una scalfittura della monolitica negazione del bisogno di trascendenza che da sempre caratterizza questo personaggio. Se Nietzche sosteneva che se guardiamo troppo a lungo nell’abisso anche l’abisso guarda in noi, per Piero Scacchi vale una regola analoga: se si guarda troppo il cielo, anche il cielo finisce per guardare in noi.
Dario De Vecchis conclude il suo intervento con una ricercata citazione da “Il Conte di Montecristo” di Dumas, che ben si adatta non solo per le vicende di Amen ma anche a tutta la raccolta: "la civiltà ci ha imposto delle necessità, dei vizi, delle bramosie fittizie che giungono spesso a soffocare i nostri buoni sentimenti e ci conducono al male. Di qui la massima 'se vuoi scoprire l'autore d'un delitto, cerca anzitutto a chi il delitto può essere utile'".
Alessandro Del Gaudio porta all’interno del suo “Venga il tuo regno" gli elementi caratteristici della sua produzione letteraria di carattere intimistico. Un racconto come il suo, in cui la vittima è presentata in maniera metaforica, presenta riferimenti alla musica e alla poesia, una particolare attenzione ai sentimenti e i personaggi immersi in atmosfere soffuse.
Maurizio Cometto rivela di aver scelto il versetto “Come in cielo, così in terra” perché rappresenta una delle basi dell’esoterismo e di una parte dell'astrologia, argomenti che l'hanno affascinato. Il rapporto tra il bambino e il frate del racconto, da prima vicino, poi sempre più lontano, è inoltre metafora del maturare del rapporto tra lui e la Chiesa, che passa da un coinvolgimento quasi imposto a una critica che presuppone un consapevole e misurato distacco.
Matteo Gambaro non giustifica né la vittima né il carnefice del suo “Ma liberaci dal male”. Il dilemma morale presentato nel racconto, tuttavia, fa da specchio al soggetto che esce peggio dalla narrazione: “gli altri”, le voci della gente indistinta che resta sullo sfondo e si limita a giudicare. L'alternarsi di diversi piani temporali rendono avvincente la narrazione di fatti che, purtroppo, sono di quotidiana attualità.
E infine il palleggiamento. Una domanda di De Vecchis, una di Bragoni, una di De Vecchis e una di Bragoni, come in uno scambio di colpi da una parte all’altra del campo da tennis o come la palla che viene fatta rimbalzare da Dario sul pavimento tra lo stupore dei presenti. La volta precedente era toccato a una matassa. Ma con quella, effettivamente, è difficile palleggiare.

01/06/11

Al mattino, in libreria (Riassunto 3)

C'è da stupirsi di quanta gente ci sia in giro, di quanti passeggino, prendano caffè entrando e uscendo dai bar, di quanti seguano così fedelmente la regola della religione dello shopping.
Io passeggio, prendo il caffè e compro un libro, proprio come loro, ma faccio di tutto per convincermi di essere diverso. E un po’ lo sono per davvero, soprattutto per gli effetti del trauma che sto per subire. Sono nella solita libreria in cui leggo abusivamente, quando prendo in mano Bestiole e bestiacce, un fondamentale libro di David Sedaris, da cui apprendo una notizia devastante: Cip e Ciop non sono scoiattoli ma tamie.
Mentre cerco di metabolizzare la domanda sottesa (cosa diavolo è una tamia?) vedo le basi delle mie credenze e conoscenze erodersi dal basso, sin da quando vedevo i cartoni animati dei due simpatici roditori, leggevo le loro avventure su Topolino, mangiavo il riso soffiato con le loro immagini sulla confezione e, un po’ più adulto, apprendevo dai giornali dei due figuranti di Disneyland, travestiti da Cip e Ciop, o meglio da tamie, beccati a copulare in un capanno durante l’orario di lavoro.
Ancora barcollante per il knok out, mi appresto a scendere le scale, quando sento uno strano rumore di sottofondo. È intermittente. Ogni sua manifestazione è intramezzata da un lungo silenzio, tanto da farmi pensare di essermi inventato tutto. Ma poi eccolo arrivare di nuovo, così da dissipare il dubbio. Sembra che qualcuno stia russando. Ma non è possibile. È mattina. E siamo in libreria. Ed è pieno di commessi. Anche ammettendo che… be’, l’avrebbero mandato via. Ma tanto non è possibile, perché nessuno…


La bella notizia, dopo il trauma delle tamie, è che in questa libreria non ci sono solo io che vengo qui a leggere abusivamente. Qualcuno viene a dormirci, abusivamente. E se i commessi lasciano correre, perché dovrei essere io a lamentarmi? Mi allontano in punta di piedi e vado verso la cassa per pagare L’ultimo Cavaliere di Terry Brooks. Faccio piano: non vorrei turbare il sonno dell’ospite inaspettato.