28/05/09

Flashback (2)

Prosegue il revival dei vecchi post risalenti al 2005, disseppelliti da quello che fu il blog di quei tempi. Questa è la volta dei problemi con la stampa. A una presentazione si era presentato il fotografo (quello che sa cliccare) di una testata locale ma, per qualche motivo, il giornalista (quello che sa scrivere) era rimasto a casa. Così il giornale aveva una foto ma non l’articolo.
Di problemi con la stampa, da quando è uscito il libro, ne ho avuti più di uno, ma si è sempre trattato di cose più che risolvibili. Spesso sono malintesi: dici una cosa e viene capita in un modo diverso. O un comunicato stampa viene riportato in modo sbagliato. O ci sono errori nei luoghi o nelle date delle presentazioni. Insomma, nulla di trascendentale. Però questa non me la sarei mai aspettata.
Un giornale locale pubblica una foto di una mia presentazione, così, senza articolo. “Va be’, non pubblicare niente che fa lo stesso”. No, perché mai? La foto c’è: perché sprecarla? Del maiale non si butta mai via niente. Così l’hanno messa in una pagina dove di foto ce n’erano altre, di formato ridotto e tutte con una piccola didascalia a fianco.
Foto di Tizio, didascalia “Nell’anniversario della scomparsa”. Foto di Sempronio, didascalia “La messa di trigesima verrà celebrata…”. A fianco la foto della mia presentazione, didascalia “Presentato il libro di Andrea Borla”.
È splendido venir pubblicati nella pagina dei necrologi. Che dite, facciamo gli scongiuri?

25/05/09

Ettore De Giorgis e Elisabetta Berta


Sabato 23 maggio, presso l’I.T.C.G. “E. Fermi” di Ciriè, si è tenuta la cerimonia di intitolazione del laboratorio di informatica alla prof.ssa Elisabetta Berta e della biblioteca al prof. Ettore De Giorgis.
Se questo avvenimento, di per sé, può avere una connotazione esclusivamente locale, può essere tuttavia l’occasione per riportare l’attenzione, a distanza di anni dalla sua uscita, il volume “Semi gettati nel solco del mondo” (a cura di Teodora Caglio e Giancarlo Chiarle – Editrice Esperienze di Fossano).
Credo sia ormai convinzione dei più che la combinazione tra temi alti e popolari costituisca la vera essenza e la grande forza di De Giorgis, un uomo dotato della rara capacità di riuscire a comunicare con il prossimo sia se attorniato da pensatori o studiosi che da persone semplici e comuni.
Una tale l’eterogeneità di argomenti e di approccio è ritracciabile con grande evidenza nei suoi scritti, decisamente voluminosi e pubblicati su riviste nazionali e internazionali, che dopo una cernita inevitabilmente parziale sono confluiti nel volume “Semi gettati nel solco del mondo”. In essi la cronaca di un incontro religioso internazionale si alterna a pagine dedicate a riflessioni su etica e morale, o la descrizione dei sapori gustati in un viaggio a Parigi è accompagnata da un ricordo in prima persona della Primavera di Praga del 1968.
E allora scopriamo il De Giorgis pensatore, il De Giorgis viaggiatore, il De Giorgis esegeta, il De Giorgis scrittore. Per chi fosse interessato ad approfondire un’altra sfaccettatura della sua personalità, quella dell’insegnamento, rimando a questo intervento letto durante la cerimonia che citavo all’inizio.

21/05/09

Immagini (18)





Ape sta per aperitivo. Il resto sembra chiaro.






"Ahhh!"
"Cos'è successo?"
"Sono allarmato!"




Lei: "Guarda che carina questa pianta!"
Lui: "Deliziosa davvero. Avvicinati, avvicinati, così la puoi guardare meglio!"






"Studiate l'inglese" dicevano i miei professori. "Tra qualche anno, nel mondo, si parlerà soltanto quello".

18/05/09

Salone del Libro 2009

Boh, sarà che non è periodo, ma questo appuntamento mi ha un po’ deluso. Il Salone della crisi, potrei dire, una crisi più di valori che di carattere economico.
Tutto appare ai miei occhi come sotto tono, per visitatori, per espositori e soprattutto per un contesto editoriale che, a Torino, trova il suo palcoscenico ideale fatto di scandali e di presunti eroi chiamati a salvare un mondo fatto di libri.
In maniera del tutto egocentrica salvo le iniziative della Tespi, che organizza dei reading nonostante l’angusto spazio del suo stand, e presenta i nuovi libri della collana Ducas tra cui quello del torinese Alessandro Del Gaudio. E poco altro.
E allora, preso dallo sconforto, fuggo via. Destinazione Orbassano, per incontrare alcuni amici. È così che mi imbatto, casualmente, in una presentazione dei libri “Al di là della neve” e “Libera voce” di Rosario Esposito La Rossa, un ragazzo che ha avuto il coraggio di raccontare la vita a Scampia e che collabora con l’Associazione Libera di Don Ciotti, per la lotta contro tutte le mafie.
In piedi, in mezzo a una via pedonale e nonostante la deliziosa precarietà del contesto, qui respiro quella verità che il Salone, con i suoi sfarzi e le sue pomposità, ha perso di vista da anni. Sempre che ci siano mai stati.

13/05/09

Flashback

Mentre scartabellavo tra i vecchi post, risalenti a quando il blog non era ancora arrivato su Blogspot, mi sono imbattuto in un paio di testimonianze che avevo completamente dimenticato. Ho riso nel rileggerle, soprattutto perché sono così vere. Eccone una, dedicata a un bambino coinvolto suo malgrado in una presentazione del 2005 a Mappano.

Tra il pubblico della presentazione di Mappano c’è anche un ragazzo di dodici anni. Ha in mano una copia del mio libro. Strano. Spero solo a nessuno venga in mente di chiamarlo in causa. Mai speranza fu più vana.

Primo round: “Perché hai letto il libro di Andrea?” gli viene chiesto.
Michele, uno dei protagonisti di In prima persona, citerebbe Moretti e sboccerebbe con un “Non c’è motivo!”
Il ragazzo balbetta un “Perché me lo ha dato da leggere la mia professoressa di italiano.”

Secondo round: “Dai, dicci perché l’hai letto?”
“Per arrivare preparato alla presentazione di oggi.”
Insomma, un po’ come imparare la lezione.

Terzo round: “Ti è piaciuto il libro?”
Lui mi guarda. Lo vedo riflesso negli suoi occhi: vorrebbe dire di no.
“Sì” balbetta. E poi ammutolisce.

Quarto round: “Cosa ti è piaciuto il libro?”
Non sa cosa dire e non posso lasciarlo in imbarazzo. “Puoi appellarti al Quinto Emendamento” gli suggerisco.
Lui mi guarda serio. “Chiedo l’aiuto del pubblico!”

07/05/09

Andrea Malabaila (Italia da leggere)


“L’amore ci farà a pezzi” è il nuovo romanzo di Andrea Malabaila, scrittore torinese nonché fondatore della casa editrice Las Vegas.
Le pagine del romanzo sono dedicate a Andy e Monika, due ragazzi accomunati dalla passione per il tennis, incontratisi in un forum su internet. La loro relazione muove i suoi passi sulla linea sottile che divide l’amore e l’amicizia, vissuta in forma quasi itinerante, tra Torino, la Liguria, Venezia e Verona.
I veri protagonisti del libro sono i sentimenti, dipinti con tinte da acquerello e con una sensibilità quasi femminile. Proprio dai sentimenti comincia la chiacchierata con Andrea.

Il romanzo comincia con una citazione di Dostoevskij: “vi dissi che vi avrei amato (…) anzi, sento per voi qualcosa di più dell’amore”. Cosa c’è più dell’amore? Ed è ancora attuale, nella società di oggi, incentrare un romanzo sull’ambiguità tra amore e amicizia?
L'amore non passerà mai di moda, e tantomeno le storie d'amore. Certo, è un argomento sempre pericoloso perché si rischia l'ovvietà. Ma qui c'è anche altro, e più che una storia d'amore la considero la storia di un'ossessione. La citazione di Dostoevskij, poi, riguarda un certo tipo di storie d'amore: quelle in cui c'è una donna sentimentalmente divisa tra due uomini.

Nel tuo libro c’è tanta musica. Le parole non sono sufficienti a descrivere i sentimenti?
La musica è una componente fondamentale nella vita di due protagonisti giovani come i miei. Da sempre mi piace inserire nelle mie storie riferimenti alla cultura pop, ma questa volta erano soprattutto funzionali a marcare le differenze tra il protagonista che è italiano e la protagonista che invece è tedesca.

“Il tempo non è una macchina perfetta ma può essere piegato”. È una prerogativa esclusiva del tempo vissuto dagli innamorati?
In effetti credo che il tempo sia il punto centrale del mio romanzo. Non a caso l'incipit è "Se pensate che il tempo scorra sempre alla stessa velocità, è probabile che non abbiate mai giocato a tennis". Secondo il protagonista/narratore ci sono due modi per sperimentare questa relatività: il gioco del tennis, che conosce fin da bambino, e l'amore, che conoscerà grazie a Monika. E' ovvio che è una considerazione che ho fatto anch'io: innamorarsi cambia radicalmente la percezione dello scorrere del tempo.

Nel libro dici che “Torino è una città essenzialmente indoor, cresciuta sotto i portici e dentro i caffè e le fabbriche, e questo si riflette sul carattere dei suoi abitanti. (…) Torino è grigia perché sono grigi il suo cielo, i suoi palazzi e l’asfalto (…). Quando piove Torino diventa una città ostile”. Torino è davvero così orrenda e insopportabile o sono i torinesi a essere un po’ masochisti?
Non credo che Torino sia orrenda e insopportabile. E' solo un po' ritrosa, mentre altre città sono sfacciate. Però non credo nemmeno a chi - per rinfrescare l'immagine della nostra città - sostiene che non sia grigia. Piaccia o no, il colore dominante è quello. E non deve essere per forza considerato un difetto.

Qualche anno fa hai fondato la casa editrice Las Vegas. Quanto ti ha arricchito quell’esperienza?
Las Vegas edizioni è stata concepita due anni fa, ed è nata ufficialmente con le prime uscite nel gennaio 2008. E' un'esperienza molto utile perché mi ha permesso di avere una visione panoramica del mondo degli aspiranti scrittori. Mi ha permesso di conoscere e confrontarmi con giovani di talento e sicuro avvenire, ma anche di rendermi conto che scrivere un libro non è di per sé un qualcosa di accreditante, perché sono veramente tantissimi quelli che scrivono. Allora quello che è conta non è scrivere un romanzo, ma scrivere un buon romanzo (possibilmente un ottimo romanzo). Detto questo, rimane il fatto che ho deciso di tenere i due ambiti separati e sottoporre il mio romanzo al giudizio di un altro editore, Azimut.

04/05/09

Concerto del Primo Maggio 2009

L’industria dell’editoria ha da tempo allargato il contesto in cui sono inseriti i libri: non più soltanto le librerie e le biblioteche, ma anche la televisione con i suoi salotti, il cinema, fonte o destinatario delle storie narrate, i giornali e i giornalisti, e via più in basso fino ai tour operator che conducono i fan nei luoghi teatro delle avventure dei loro eroi di carta. Lo scrittore è oggi affiancato (o subissato) dall’autore, comico, sportivo, giornalista, velina o ex-bracconiere che sia.
La domanda è: ci liberemo mai di questo sistema che unisce penna, cinepresa, piccolo schermo, frequentatori di salotti, carta stampata, giurati di premi letterari e amici degli amici, sotto l’egida del libro-prodotto?
2009. Concerto del primo maggio. Vasco Rossi sta per salire sul palco per il clou della serata.
Sergio Castellitto, presentatore dell’evento, regista cinematografico (del film Non ti muovere), ma anche marito di Margaret Mazzantini (autrice del libro Non ti muovere) legge il brano di un libro in cui parla del Blasco. Quale miglior modo per accogliere il rocker di Zocca? Nessuno, soprattutto se quelle parole sono tratte da un pesante volume che Castellitto tiene tra le mani e in cui tutti riconoscono "Venuto al mondo" di Margaret Mazzantini, scrittrice, attrice teatrale ma anche moglie di Castellitto.
Al di là del cattivo gusto e della pubblicità ingannevole, Castellitto, non contento, chiede a Vasco di suonare Un senso, tratta dalla colonna sonora del film Non ti muovere di cui lui è regista e la moglie autrice.
Libro, film, colonna sonora, concertone, piccolo schermo, presentatori, carta stampata, amici degli amici, frequentatori di salotti romani.
No, non ce ne libereremo mai.