29/01/10

Corsari

Dapprima sono venuti i Racconti, citazione degli scritti di Pasolini presi a punto di riferimento. E con essi un concorso arrivato alla quinta edizione. Il bando del nuovo anno è appena stato pubblicato e presenta interessanti novità: una nuova sezione, quella dei viaggi, che si affianca a quelle già presenti gli anni passati (a tema libero tra i 12 e i 18 anni, over 18, sul Piemonte e sullo sport). Ma anche due categorie autonome, una sulle fiabe e una che vuole premiare il miglior articolo di cultura pubblicato dai principali giornali locali.
Dal settembre scorso, da una costola del concorso, è inoltre nato il Circolo Letture Corsare, che ha già messo in pista un buon numero di presentazioni letterarie e che si appresta a ospitare, il 18 febbraio prossimo, Paolo Cacciolati, autore del romanzo “La digestione del personale” (TEA).
E visto che la realtà concreta si mescola sempre più a quella virtuale, i corsari non potevano non avere un’identità su Facebook anche grazie al Gruppo Racconti Corsari.
Mi chiedo, con tutte queste identità, se l’uomo moderno non rischi di cadere in preda alla schizofrenia.

25/01/10

John Turturro e il globish

Verrebbe da dire “l’hai fatto anche tu”. No, non è proprio così. Non mi sono mai eretto (espressione orrendamente ambigua) a difensore dell’italiano. Mi piace constatare come la lingua cambi in continuazione e soprattutto mettere in evidenza la follia di una fornace sempre accesa che genera espressioni di cui nessuno sente il bisogno.
I principali colpevoli di questa depravazione sono noti a tutti: i politici e i giornalisti, o il cocktail delle due figure. Chi oltre a loro può dare vita a espressioni come “la logica dei due forni” tanto in voga in questo periodo pre-elettorale? Chi, oltre a loro, può sperare non solo di salvarsi dalla giusta lapidazione ma anche di essere osannato per una così orrenda trovata?
In più di un’occasione ho stilato vere e proprie liste di queste formule, che mi sono servite per descrivere gli anni che passano. Mi sembra di aver così rappresentato un (brutto) fatto di costume, quello di appiccicare un’etichetta a qualunque situazione solo per destare l’attenzione del pubblico, di rendere più facile il ricordo di un’espressione in sé piuttosto che del fatto che le sta dietro e l’ha generata, di sintetizzare qualcosa che non deve per forza essere sintetizzata. Chi si ricorda, per esempio, cos’erano “il patto della crostata” o “il principio della porta girevole”?
Constato tuttavia che negli ultimi mesi la difesa dell’italiano è sempre più di moda. Qualcuno si schiera contro la nuova lingua che la sta sostituendo, quella degli sms, dei blogger e di internet (nuova? Ma non vi siete accorti che è già passata anche quella?). Altri se la prendono con i modo di dire ripetuti a pappagallo (Fai tardi nella pausa? “Era lungo questo caffè!”. Chiedi per quando dovrai consegnare un lavoro? “Per ieri”. La sirena di un’autoambulanza in sottofondo? “Vengono a prenderti!” e così via). Altri ancora stemperano i propri guai nella contemplazione di quelli altrui e se la prendono con il globish, la semplificazione dell’inglese comprensibile in tutto il mondo tranne che in Gran Bretagna. Fino a Stefano Bartezzaghi che sulla Repubblica si scaglia contro “un linguaggio scalzo e scravattato fatto di neologismi umoristici, di tormentoni e usi informali che perpetua la propria medietà”. Eh?
Altri ancora, tra lo snob e il grezzo, riscoprono i dialetti, viva alternativa o fonte del vero italiano. Torino, Teatro Carignano. John Turturro, passaggio pubblicitario di Fabio Fazio in prima serata, tutta la crème de la crème torinese schierata per assistere alla prima de Le fiabe italiane. Ah, Calvino! Adorabile! Mezzo in inglese con i sopratitoli, mezzo in siciliano. Il problema? La parte in inglese si capiva benissimo, senza alcuno sforzo. Quella in italiano era incomprensibile.
Cosa scelgo tra i due? Il globish, ovviamente, senza alcun dubbio.

19/01/10

Premio Claudia Bortolotti


In molti si sono presentati alla premiazione, in parte amici di Claudia, in parte alunni delle scuole coinvolte, ma anche curiosi oltre che partecipanti in attesa del verdetto. A prescindere dalle motivazioni dei singoli, il riscontro è stato davvero ampio: un salone pieno zeppo, con persone in piedi e altre che attendevano di entrare.
Le tre sezioni del concorso (elementari, medie e adulti) hanno accolto un gran numero di racconti, incentrati sul tema del tempo e dell’abbraccio. Non è solo questione di quantità, ma è inutile negarlo: il compito della giuria è molto più divertente se il binomio qualità/quantità viene rispettato. Siamo in primo luogo lettori e la lettura è ancora un piacere.
Giudicare con gli stessi criteri i racconti di un bambino e di un adulto è assolutamente impensabile. Eppure ciò non significa che siano gli scritti dei grandi a essere automaticamente i migliori. Non so come, ma sembra che la fantasia sia una materia che tende a evaporare progressivamente con gli anni.
Se il tempo, e di conseguenza il ricordo, sembra catalizzare le attenzioni degli adulti, una diversa costante emerge dai racconti dei bambini: la richiesta di un abbraccio rivolta ai genitori o alle persone amate, una richiesta che sottende una necessità manifestata tra le righe, una sorta di grido d’aiuto pronunciato a mezza voce. Su questo, forse, le famiglie dovrebbero riflettere a lungo.

11/01/10

Immagini 22




Oh, auguri!







In che senso? Che è disponibile il baccalà già bagnato o che lo bagnano nel negozio?




Cara? Come faccio a far asciugare la muta da sub?






Mi scusi. Sa dove si prende l'autostrada per Sommerda?

08/01/10

Libri al chilo (2)

Qualche anno fa, quando ancora ero in attesa di veder pubblicato il mio primo libro, girovagavo per un supermercato. “Libri al chilo” segnalava un cartello. Li metti sulla bilancia e capisci quanto ti costerà l’acquisto. Allora mi domandavo se un giorno un mio romanzo sarebbe finito in quella discarica per immondizia letteraria.
Non pensavo a questa eventualità come a un’onta a cui scampare, ma come a un traguardo: per uno scrittore emergente sarebbe stata una grande vittoria. Almeno il libro avrebbe trovato uno sbocco, per quanto triste potesse apparire.
Oggi l’orizzonte è profondamente cambiato: ecco arrivare Google con l’idea di raccogliere in formato digitale intere biblioteche di libri non coperti da diritto d’autore (e anche coperti, già che ci siamo). Uno strumento scomodissimo per chi, come me, legge a letto e vuole assaporare il piacere di girare le pagine spostando la carta e non un semplice cursore. Uno strumento indispensabile per chi, come me, si è trovato a dover fare delle ricerche e ha potuto attingere a una miriade di testi, seppure in inglese, da cui trarre spunto.
“Libri senza peso” potrebbe dire il cartello virtuale piantato in mezzo allo schermo sulla pagina di Google, la cui consultazione è gratuita come in ogni biblioteca che si rispetti. Questo è il nuovo traguardo per gli scrittori del 2010. “Almeno su Google…” pregherà qualcuno in cerca di un minimo di visibilità. Going virtual, direbbero gli inglesi. Going supermarket, avremmo detto qualche anno fa. Alla fine credo che l’importante sia andare. Dove? No, vi prego: non ditelo.

05/01/10

E arrivò anche il 2010

Generalmente lo faccio a fine anno, o prima di partire per le vacanze. Questa volta ho voluto comunicare così, con qualche libro che vale la pena di leggere. È un augurio, non solo per i loro autori, ma anche per chi vuole dedicarsi a qualche lettura fuori dagli schemi, ma capace di appassionare e divertire.

William Facchinetti Kerdudo - Milano, misteri e itinerari insoliti tra realtà e leggenda
AA.VV. – Turin Tales, una raccolta di racconti ambientati nei caffè di Torino, molto diversi per soggetto, tempo e sensibilità dei rispettivi autori. Eppure tutti legati da un comune denominatore: la passione per una città capace di regalare spunti e storie con una ricchezza difficile da eguagliare. Tra l'altro, alla raccolta partecipa anche (guarda com’è piccolo il mondo) anche Gianpaolo Castellano.
Buon anno a tutti.
(Lo scopo del 2010? Se il 2009 era la sintesi, il nuovo anno avrà come scopo la serenità e non la semplice sopravvivenza).