Dilemma… fantasy
Eppure dovrebbe valere stessa logica di quando ho scritto il primo (o il secondo, o il terzo) libro. Scrivo perché mi piace, per divertimento ma anche per necessità interiore: la pubblicazione è un enorme punto interrogativo che per alcuni è un di più, per altri resta sempre e comunque lo scopo finale. Ma al di là di questa diatriba apparentemente infinita sulla scrittura come fatto personale o come azione rivolta all’esterno, in questo caso i punti interrogativi diventano tre, forse quattro. Durante le vacanze natalizie ho messo giù gli appunti dei capitoli del primo libro della saga di Rethor e Lithil. I primi sei racconti solo un preludio all’opera completa, e questo lo sapevo già quando ho terminato il primo di essi. Così ho scritto i soggetti, la scansione temporale e, come suggeriva David Eddings, ho stilizzato una mappa dei due regni (Mi sono accorto che Eddings ha ragione: la mappa è una necessità imprescindibile e senza mappa non si va da nessuna parte). Ok, l’intreccio mi pia...