30/04/09

Guerrino Babbini (Italia da leggere)


Riprendo il ciclo di brevi presentazioni dedicate agli scrittori che meriterebbero più spazio e più attenzione da parte dei lettori. Lo faccio con Guerrino Babbini, frate francescano divenuto dapprima prete-operaio e, in seguito, una volta abbandonato l’abito talare, attivo sindacalista della protesta operaia degli anni ’70.
Il libro “Quando (la fede e la lotta sono di classe)” ripercorre il suo percorso di vita, dal momento in cui Guerrino sceglie la via della fede alle lotte intraprese per la difesa dei lavoratori della Singer di Leinì.

Uno scrittore esordiente a 72 anni: è il segno di un percorso meditato o di un’urgenza di comunicazione tardiva e improvvisa?
La necessità di comunicare è sempre stata un'esigenza importante. Scrivere un libro era tra i miei sogni giovanili, ma non avevo nulla da dire. Entrato nella classe operaia, erano tante le cose da dire, ma non era un libro lo strumento di comunicazione. Si parlava con le assemblee, con le lotte, con i volantini.
Ho deciso di scrivere a 72 anni, perché i ricordi scolorivano anche per me. Ho cercato di fermare l'oblio. Le lotte operaie hanno grandi valori, costruiscono libertà e democrazia e qualità della vita. Salvano e salverebbero molte vite che i lavoratori continuano a perdere sul lavoro.

I tuoi diari dell’epoca “erano un parlare-pregare”. Anche quando il prete operaio ha perso la connotazione religiosa ed è diventato solo un lavoratore, era proprio necessario distruggerli?
Entrato nel mondo del lavoro ho scritto solo lettere e volantini e ho letto poco. I diari erano vaneggiamenti di un periodo pseudo mistico precedente.

Nel libro dici che “la mia preghiera preferita era parlare a ruota libera”. Molte pagine dopo sostieni che il dubbio di parlare allo specchio è stata una delle molle che ti hanno spinto ad allontanarti dalla Chiesa.
No. Mi sono allontanato dalla chiesa quando ho capito che non era un'istituzione utile ai lavoratori. Con la chiesa ho rinunciavo anche alla religione, come istituzione umana utile all'acquisizione e alla gestione di poteri e di averi. Pensavo di restare radicato nella fede, che fino ad allora aveva guidato la mia vita. Non è stato così. Molte riflessioni hanno fatto vacillare le mie convinzioni sull’esistenza di un dio persona, distinto dall'umanità. A questo punto, per quanto riguarda la preghiera, si è materializzata l'immagine dello specchio e ho smesso di pregare.

Gli anni ’70 sono indissolubilmente legati al fenomeno del terrorismo. Eppure in Quando questo argomento è trattato solo di sfuggita.
Una sera a Ballarò parlavano del libro "Spingendo la notte più in là" di Mario Calabresi. Quando Floris chiese "Solo notte gli anni settanta?" Calabresi rispose "Non chieda a me di rivalutare gli anni settanta. Ferrara disse che sono l'origine di ogni violenza e terrore che ancora oggi persiste nei dibattiti, che sono anni terribili. La figlia di Tobagi sostiene invece che nelle carte di suo padre c'è una grande creatività stroncata dalla violenza".
Floris ebbe il colpo di genio della sua carriera e disse: "Io del 1978 ricordo i mondiali in Argentina". Ferrara lo incenerì con lo sguardo e gli ingiunse di dare una ripassata.

È ancora possibile l’antagonismo costruttivo nei rapporti tra azienda e lavoratore?
Se ci fosse parità di potere sarebbe possibile e molto vantaggioso.

Nel libro troviamo una critica al sistema economico, produttivo e sociale del nostro tempo, una critica che affonda le radici nelle lotte operaie. Come si andare oltre rispetto all’attuale modello di sviluppo costante?
Alcune indicazioni le dà la crisi attuale. Tutti parliamo di crisi finanziaria, bancaria ed economica. In questo modo rovesciamo il rapporto tra causa ed effetto. La società capitalistica per il profitto produce di tutto e di più, armi comprese. Poi i prodotti bisogna venderli, anche quando chi li deve acquistare non ha soldi.
La crisi sta principalmente nell’eccesso di produzione. I prodotti restano nei magazzini e le banche non vedono il rientro dei crediti. Allora trasformano i crediti, ormai carta straccia, in titoli tossici, si fregano a vicenda e soprattutto cercano di fregare i risparmiatori.
Bisogna invertire la tendenza: la ricchezza prodotta va ridistribuita nei salari. È ora di capire che i poveri non possono sopravvivere a loro spese, se la ricchezza che producono finisce nelle tasche dei ricchi.

27/04/09

Aforismi (Facebook 6)

Un tempo c’era Oscar Wilde. Oggi, forse, la cosa più vicina agli aforismi, un genere ancor più fuori moda del racconto, è lo “stato” di Facebook, una frase stringata che rappresenta una condizione d’animo o un pensiero. Ed è tutto detto. Chiamatelo segno dei tempi, se vi pare.

Shakespeare non aveva un blog.

Mi sento come un albero: abbattuto.

Il destino se ne frega del fitness e della corretta alimentazione.

L’arte è ripetizione.

Mai discutere con una donna il cui marito è agli arresti domiciliari.

I film porno sono i principali responsabili delle crisi di inferiorità.

Le più feroci guerre nella storia dell’uomo sono scatenate da questioni di millesimi.

Rita Levi Montalcini, a 100 anni, dichiara di dormire 2 o 3 ore per notte. “Non perdo tempo” dice.
Domenica ho dormito 14 ore. 13 il giorno prima

23/04/09

Giornata Mondiale del Libro


Oggi è la Giornata Mondiale del Libro. Se ne fa un bel parlare, in luoghi inopportuni o in altri molto più titolati (a quest’ultima categoria appartiene il blog Letteratitudine di Maurizio Mautieri).
È giusto così: l’argomento è importante. Poi ci sono le solite esagerazioni, i soliti dati, i soliti scandali, i soliti amici, le solite provocazioni, come nel caso di un libro dal modico costo di cinque euro stampato con tutte le pagine bianche (e che sta andando a ruba).
Io ne approfitto per evitare di lanciarmi nei soliti panegirici. Non dirò nulla: mi piace leggere, mi piace scrivere, i libri sono un’ottima compagnia, sia quelli che fanno pensare, sia quelli (apparentemente) più leggeri. Punto.
E proprio per questa volontà di astensione, ne approfitto per segnalare qualche libro altrui, cosa che faccio assai di rado. Eppure, quale giornata migliore un’eccezione? Ecco tre romanzi che meritano attenzione, forse più di quella che, probabilmente, riceveranno. Triste considerazione? No, è che il mondo dell’editoria funziona così, anche durante la Giornata Mondiale del Libro.
Guerrino Babbini – Quando (la fede e la lotta sono di classe)

Andrea Malabalia – L’amore ci farà a pezzi


Sasha Naspini – Never alone

18/04/09

Luciana Littizzetto


È quasi del tutto inutile cominciare col dire che sono un suo fan. Chi non lo è? Pochi davvero, anche se tutti i detrattori sembrano accomunati dal medesimo ritornello: “la Littizzetto è volgare”.
No, la cosa non mi scandalizza. Non voglio essere frainteso: non mi lamento per questa caratteristica del suo personaggio e, a dire il vero, non le scrivo nemmeno per motivi personali. Lo faccio per conto di due amici, marito e moglie, con tanto di figlio al seguito.
Ci vediamo spesso alla domenica sera, proprio durante il programma di Fazio su Rai Tre.
Noi adulti vorremmo ascoltare il suo intervento, ma i due genitori cercano in ogni modo di evitare che l’attenzione si concentri sul televisore finché il bambino è in giro. Cerchiamo tutti di mandarlo di là, a giocare, a leggere un libro, a guardare un cartone animato. Non possiamo certo lasciarlo assistere al suo spettacolo, in particolare da quando ci fa divertire parlando della Iolanda e del suo fraterno compagno.
L’altra sera, tanto per dirne una, lo sketch sulle cento rotture del pene che si registrano ogni anno in Italia ci ha fatto morire dal ridere. Meno male che il bambino era nell’altra stanza e si stava divertendo con un giocattolo che, casualmente, avevamo portato tenerlo occupato. Il fine giustifica i mezzi, no?
Tuttavia, ciò che mi preoccupa, o meglio, preoccupa profondamente i miei due amici, non riguarda soltanto la domenica sera. Ormai si è creato un effetto imitazione, e certi appellativi sono entrati nel frasario comune. La Iolanda, oltre che nel titolo del suo ultimo libro, è citata tranquillamente nei discorsi delle mamme (e soprattutto dei papà) dei compagni di scuola del bambino. Lo stesso, ovviamente, capita per l’altro personaggio, che viene chiamato in causa di conseguenza.
E qui viene il problema. Come potevano sapere, sei anni fa, quando è nato il loro primogenito, quando questa coppia di amici si è trovata di fronte al dolce dilemma della scelta del nome del proprio figlio, che lei, inconsapevolmente, avrebbe scelto lo stesso per definire l’organo sessuale maschile? Chi poteva immaginare che Walter, roboante e teutonico, sarebbe diventato ben presto un simpatico e faceto appellativo delle parti basse di noi maschietti? Ma soprattutto, chi potrà spiegare questa coincidenza a un bambino che si porterà appiccicato addosso quel nome fino alla tomba?
Credo che lei ben conosca la malvagia crudeltà di cui sono capaci i bambini. I lazzi dei piccoli riescono a essere pungenti e ossessivi, tanto da generare traumi difficili da superare. Ognuno di noi, chi più chi meno, ne ha fatto esperienza. Ma ha idea di cosa aspetta a un bambino che porta con sé il nome Walter, se già a sei anni si sente apostrofare con frasi del tipo “testa di Walter” o “piccolo Walter” e così via?
Ci ho pensato diverse volte, ma credo non ci sia via di uscita. Il caso è decisamente superiore alla volontà degli uomini. E non posso nemmeno chiederle, a nome di questi due amici, di cambiare nome al Walter, anche se… be’, magari, ogni tanto, ci pensi: se le venisse l’ispirazione… Non le chiedo di stravolgere completamente il giochino che ha messo in piedi: con la Iolanda non credo ci siano troppi problemi di omonimia, no?
La ringrazio, soprattutto a nome della copia di miei amici, per l’attenzione che vorrà dedicare a questo problema sperando che non vorrà archiviarlo semplicemente con un qualunquistico “è un problema del Walter”.

Cordiali saluti.

14/04/09

Numbers (2)

Abbiamo lasciato il professor Heppes di Numbers mentre si preparava per la sua prima presentazione, meditando su come autografare i libri. “Dipende da quante persone ci saranno” pensa. “Meno di mille, ma…”
Il ma è fondamentale. Non mi è mai venuta l’idea di mettermi a elaborare una funzione per determinare quale tipo di autografo adottare, e non solo perché non ne sarei capace. Tuttavia, il problema è serio e, nel mio piccolo, ho dovuto affrontarlo anch’io. Ripesco alcune considerazioni da qualche vecchio post, di quando il blog non era ancora arrivato su Blogspot:

Il problema è nessuno si accontenta dell’autografo, ma vogliono anche una dedica. Cosa diavolo scrivo? Vuoto mentale. Comincio timidamente con la data. Poi firmo in basso, tanto per prendere tempo. E aspetto l’illuminazione divina.

Dopo le prime volte ho deciso di prepararmi qualche dedica da utilizzare alla bisogna, un formale “speriamo sia il primo di una lunga serie”, un minaccioso “leggilo che poi ti interrogo!”, un filosofico “meglio firmar libri che cambiali” e infine un memento: “no, non è autobiografico!”.

Autografare le copie? Neanche fossi Stephen King. Tutti mi dicono la stessa cosa. “Sai, se poi diventi famoso…” Qualcuno, più carino degli altri, mi ricorda che generalmente gli artisti diventano famosi postumi.
Non riuscite proprio a farvi gli affari vostri, vero?

09/04/09

Numbers

Mi è già capitato qualche volta di parlare di telefilm (Californication, oltre al fondamentale Dottor House). Questa è la volta di Numbers.
Il genio Charles Heppes, professore universitario di matematica, fratello di un investigatore dell’FBI e collaboratore dei federali, scrive un libro. Il titolo avrebbe dovuto essere “la matematica dell’amicizia”, trasformato dall’editore in qualcosa di simile a un più commerciale “L’equazione dell’attrazione”.
Heppes si prepara per la sua prima presentazione, e medita su come autografare i libri (tutte le combinazioni possibili dall’ingombrante nome, secondo nome e cognome per esteso, a iniziale del nome e cognome). “Dipende da quante persone ci saranno” pensa. “Meno di mille, ma…”
Purtroppo il professor Heppes arriverà in ritardo alla presentazione. Ma non sarà un grande problema: si troverà di fronte una grande sala piena soltanto di sedie. Nessuno spettatore. (Parentesi: dove ho già visto questa scena?)
Nell’attesa, Hebbs autograferà un libro e lo donerà a suo padre.
Una raccolta di testimonianze firmata da grandi autori
e incentrata sulle disgrazie di cui è costellato questo mestiere si apriva con il racconto di uno scrittore che ritrova una copia del suo primo libro su un banchetto in un mercatino. Lo apre e legge la dedica. “A mamma e papà”.

06/04/09

Libri e crisi mondiale

I telegiornali strillano a pieni polmoni la notizia dell’aumento delle vendite di libri, nonostante la crisi internazionale che sembra stritolare il mondo intero. Anzi, proprio a causa della crisi.
Alberoni, chiamato a commentare la notizia, afferma che la cosa è risaputa: più crisi, più letture. Nei periodi difficili gli uomini cercano di migliorare, di cambiare, di evolversi, e per farlo hanno bisogno di informazioni. Insomma, se la crisi è il motore della crescita, il sapere è la benzina che mette in moto gli ingranaggi.
Il sapere è indispensabile quando si vogliono fare cose nuove. E il sapere deriva dalla lettura, oltre che dal consumo di spettacoli, cinema, ecc. E la tv? E i giornali? “Lotta tra X Factor e Amici” e “Grande Fratello: due eliminazioni attendono i concorrenti” sono alcuni titoli che estraggo a caso da La Stampa.
Aumentano le vendite. Ma di libri. Non di quotidiani. E non so se è proprio un male.